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Il viaggio dei migranti al contrario

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Da Lampedusa fino all'Africa nera, il fotografo Giovanni Cobianchi ha percorso a ritroso la via che porta i migranti in Italia

Giovanni Cobianchi è un fotografo italiano. Il suo progetto si chiama Je reviens e ripercorre a ritroso, da Lampedusa fino all’Africa nera, la via che porta i migranti in Italia. Ci ha raccontato come è nata la sua idea.

Il progetto Je reviens è nato dopo un’esperienza di lavoro con un gruppo di minori stranieri non accompagnati.

Dopo otto mesi trascorsi con loro a Verona, durante i quali mi sono sentito raccontare molti annedoti sul viaggio che avevano fatto per arrivare in Italia, insieme abbiamo iniziato un percorso di testimonianze per portare alle orecchie di più persone possibili i racconti delle loro vite.

Per concludere questo cammino intrapreso assieme, ho proposto loro di scrivere un libro che raccogliesse le loro storie, ma l’idea inizialmente non è stata accolta. A novembre dello scorso anno ho deciso allora di partire dall’Italia per arrivare fino a casa di due di questi amici, in Costa d’Avorio e Mali, attraversando Tunisia, Libia e Niger.

Il progetto l’ho chiamato Je reviens (“io ritorno”) per interpretarlo non come un viaggio che mi facesse partire, ma piuttosto ritornare. Tornare in quei luoghi e in quelle situazioni che non sono parte della mia realtà, ma in cui ero stato attraverso i loro racconti.

Il risultato è stata la pubblicazione di un libro che attraverso foto e brevi racconti cerca di analizzare le diverse dinamiche legate al tema dell’immigrazione, raccontando gli incontri fatti con le persone dei diversi Paesi attraversati.

In un’epoca in cui la figura del migrante è spesso affrontata in termini troppo generici, questo progetto vuole essere un esempio di unione più che divisione. L’idea di partire per andare a conoscere i luoghi e le persone di cui ogni giorno si parla è un approccio che credo possa significare molto.

L’intento di Je reviens è ritornare a pensare al nostro passato di migranti. Il viaggio a ritroso vuole raccontare in positivo le dinamiche che ancora oggi costringono migliaia di persone a muoversi e spostarsi, e delle quali tutti – volenti o nolenti – siamo responsabili.

Di seguito le immagini

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