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Il ginecologo: “Lavorare fino al parto non è una conquista, non fate le superdonne”

Giuseppe Battagliarin contro la norma che consente alle future mamme di lavorare fino al nono mese: "È un ricatto"

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 15 Gen. 2019 alle 11:04 Aggiornato il 15 Gen. 2019 alle 11:06
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Immagine di copertina

La norma passata con la legge di bilancio 2019 che permette di scegliere se lavorare o no fino al giorno del parto, ha creato un forte dibattito in Italia. A criticarla duramente è Giuseppe Battagliarin, ginecologo e presidente della commissione nascite dell’Emilia-Romagna. Il suo lungo post su Facebook, ha scatenato centinaia di reazioni e commenti.

La critica – La sintesi suona come un appello a coloro che lui definisce le “superdonne”: attenzione, lavorare fino al nono mese di gravidanza non è una passeggiata, non è uno scherzo, pensateci bene. Lui che ha visitato nella sua carriera tantissime donne e mamme, non sopporta la possibilità, introdotta dal Governo, di lavorare fino al nono mese di gravidanza e posticipare in avanti il congedo di cinque mesi previsto dalla legge e pagato dall’Inps. Equiparando così le dipendenti all’esercito di libere professioniste e partite Iva che potevano già fare questa scelta (o non avevano scelta?!).

Qui le informazioni sul congedo di maternità della legge di bilancio 2019

La lettera – Lo scritto comincia così: “Per voi questo anno si apre all’insegna della conquista di nuove libertà (o forse di antiche schiavitù). Finalmente potrete lavorare, con l’approvazione formale dell’INPS, fino al momento di partorire. Dopo anni di coercizioni a cui sono state obbligate coloro che vi hanno preceduto dovendosi assentare dal lavoro al 7° o all’8° mese, per colpa delle inutili conquiste ottenute dal movimento delle donne e delle lavoratrici, finalmente potrete lavorare fino all’inizio delle contrazioni del travaglio o alla rottura delle membrane”. E aggiunge: “Potete vedere riconosciuta e sancita la vostra innata e fisiologica capacità di essere super donne”.

Tono polemico – Con sarcasmo il ginecologo consiglia alla futura mamma che va in ufficio di avvertire per tempo i colleghi e portarsi dietro un pannolone “per assorbire il liquido amniotico”. O ancora si chiede come fa una donna al nono mese ad andare a lavorare, pensare alla colazione, alla cena, a tutte le faccende di casa. Si potrebbe obiettare, forse anche i papà potrebbero dare una mano.

Il focus – Al centro i diritti e la sicurezza della mamma e del neonato. “La norma suona come un sottile ed implicito ricatto: ‘Ti piacerebbe stare con tuo figlio cinque mesi filati con uno stipendio garantito? Allora lavora fino all’insorgenza del travaglio’. Sono stati davvero generosi i legislatori nell’elargire ciò che era già di vostra proprietà. Una cosa è certa: questa idea non è venuta ad una donna”.

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