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La Guardia di Finanza ha stilato una lista di 13 persone che sapevano che il ponte Morandi era a rischio

Immagine di copertina
Credit: Mauro Ujetto/NurPhoto

Le Fiamme Gialle hanno depositato nelle mani della Procura di Genova una lista di persone che nei tre anni precedenti al crollo hanno visionato documenti, mail, progetti e comunicazioni e conoscevano le criticità del ponte

La Guardia di Finanza ha individuato e depositato in Procura una lista di persone che conoscevano le criticità del viadotto Morandi da almeno tre anni. Spetta ora ai magistrati decidere se iscrivere o meno questi nomi al registro degli indagati. genova ponte crollato

A Genova il ponte Morandi, sull’autostrada A10, è crollato poco prima di mezzogiorno nella mattina di martedì 14 agosto 2018.

Le operazioni di ricerca e recupero delle vittime si sono concluse la mattina di domenica 19 agosto, anche se i vigili del fuoco continuano a operare nella zona. genova ponte crollato

Il bilancio delle vittime è di 43 morti. Tra loro ci sono bambini di 8, 12 e 13 anni, e sei persone straniere (tre francesi e tre cileni).

La lista formulata dalla Guardia di Finanza esclude quindi le ipotesi che a far crollare il ponte sia stato un fulmine o un attentato.

Il quotidiano La Repubblica ha pubblicato i nomi di chi da tre anni a questa parte ha esaminato documenti, mail, progetti e comunicazioni.

Sono stati gli uomini del primo gruppo della Guardia di finanza di Genova, che negli scorsi giorni hanno sequestrato a Roma, a Genova, a Milano e a Firenze pile di materiale cartaceo e informatico nelle varie sedi del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, di Autostrade per l’Italia, di Spea (società di Atlantia che cura il monitoraggio e i progetti delle rete autostradale). genova ponte crollato

Al momento però le Fiamme Gialle non hanno trasmetto alcuna notizia di reato, poiché è ancora difficile individuare quali reati eventualmente contestare a ciascun soggetto. Questo sarà il compito della magistratura.

Ma l’elenco esiste, con tre nomi del Mit, tre big di Spea engineering, controllata da Autostrade che avrebbe dovuto eseguire la ristrutturazione ai tiranti, cinque i funzionari pubblici, tre della Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali.

Tredici nomi che potrebbero salire a 25, continua il quotidiano, “nel caso, non scontato, in cui i pubblici ministeri decidessero di allargare gli accertamenti a figure apicali che hanno operato prima del 2015”.

Gli inquirenti dovranno appurare se queste persone hanno sottovalutato il rischio o se, semplicemente, non ci fossero i presupposti tecnici per stabilire con precisione la gravità delle condizioni strutturali.

Le ipotetiche accuse potrebbero essere: omicidio plurimo colposo, disastro colposo, attentato colposo alla sicurezza dei trasporti.

La probabile causa del crollo secondo i pm

Sempre come riporta La Repubblica, i periti dei pm hanno anche consegnato un report che individua la possibile cause del crollo. Il disastro sarebbe riconducibile a un “cedimento strutturale” all’antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all’estremità del sostegno.

I periti escludono altre concause come gesti dolosi o fulmini. Il video acquisito dalla Finanza è chiaro: il lampo che era stato “incriminato” nelle scorse settimane è successivo al crollo.

Il terzo punto evidenziato dai giornali è che, studiando i carteggi tra le varie diramazioni del ministero delle Infrastrutture, emergerebbe come “al Ministero ci fosse certezza che sul Morandi si stava di fatto perdendo tempo”. Troppo lunghi i termini per l’approvazione del progetto di restyling, dunque. Di questo si rendevano ben conto i funzionari del Mit.

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