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Cosa succede davvero se si postano le foto dei propri figli su Facebook?

Un'ordinanza di dicembre 2017 aveva obbligato una madre a cancellare tutte le foto e le informazioni sul figlio 16enne, come chiesto da lui, pena una multa da 10mila euro. Cosa significa tutto questo?

Di Laura Melissari
Pubblicato il 11 Gen. 2018 alle 15:37 Aggiornato il 27 Mar. 2018 alle 19:02
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Immagine di copertina

Da alcuni giorni circola la notizia secondo la quale i genitori che pubblicano sui social network foto dei propri figli sono punibili con una multa.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Il Tribunale di Roma, con l’ordinanza del 23 dicembre 2017, procedimento 39913/2015), ha stabilito infatti che il giudice può ordinare la rimozione delle immagini, e punire i genitori con il pagamento di una somma di denaro in favore dei figli.

Il caso

L’ordinanza in questione arriva dopo il caso di un 16enne che chiedeva tutela contro l’invadenza della propria madre, la cui attività di pubblicazione sui social network di foto del figlio era particolarmente intensa.

La madre in questione pubblicava con dovizia di particolari, dettagli sulla causa di separazione con il marito, mettendo a disagio il ragazzo.

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La madre ha tempo fino al 1 febbraio 2018 per rimuovere foto, informazioni e post riguardanti il figlio e pagare una multa di 10mila euro nel caso in cui non rispetti le imposizioni del giudice.

Il ragazzo si era detto “infastidito del fatto che passi per malato e che i suoi coetanei siano a conoscenza di quanto viene pubblicato sul web sul suo conto”, si legge sull’ordinanza.

“Secondo lei una persona che dice di voler bene può scrivere queste cose”, aveva chiesto il ragazzo al giudice, mostrando schermate di pagine di social network in cui la madre avrebbe inserito sue fotografie diffondendo sui media la storia familiare e dettagli delle controversie giudiziarie.

Il ragazzo ha inoltre espresso la volontà di studiare all’estero, negli Stati Uniti, per “seguire un percorso privo delle pressioni, anche mediatiche, che subisce in Italia”.

Il diritto alla riservatezza

Si tratta di un terreno delicato in cui si scontrano il diritto all’immagine e alla riservatezza, e l’utilizzo di nuove tecnologie.

Alla base di tutto ciò vi è un principio giuridico tutelato dall’articolo 96 della legge sul diritto d’autore (legge 633/1941) che prevede che il ritratto di una persona non possa essere pubblicato senza il suo consenso.

È quanto sancisce anche il decreto legislativo 196/2003 in materia di trattamento dei dati personali, che prevede che non possano essere diffusi senza autorizzazione dell’interessato i suoi dati personali. La fotografia rientra tra questi.

L’articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 tutela ulteriormente la privacy del minore, dichiarando che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione”.

Gli articoli 147 e 357 del Codice civile, che sono quelli che sanciscono l’obbligo dei genitori e dei tutori di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli. In questi obblighi rientra anche la gestione dell’immagine pubblica dei figli.

In generale, se entrambi i genitori sono d’accordo, essendo i tutori del proprio figlio minorenne, non ci sono grandi ostacoli alla pubblicazione sui social network, fermo restando la corretta gestione dell’immagine dei figli e la non esposizione al ridicolo.

Se i genitori violano questi doveri può intervenire il giudice per evitare il rischio di una sovraesposizione dei minori sui social.

I problemi maggiori sorgono in presenza di genitori separati o divorziati.

Le disposizioni che regolano la gestione pubblica dell’immagine dei minori sempre più spesso stanno infatti rientrando nelle condizioni dei ricorsi per separazione consensuale e di divorzio, onde evitare che un genitore possa pubblicare foto del figlio senza l’approvazione dell’altro.

I precedenti

In passato altri tribunali si erano pronunciati in maniera simile al caso di Roma.

Il 19 settembre 2017 il Tribunale di Mantova aveva ordinato a una madre di non inserire suoi suoi profili social le foto dei figli e di rimuovere quelle già pubblicate.

Nel 2013 il Tribunale di Livorno aveva imposto la disattivazione di un profilo Facebook aperto a nome della figlia minore e l’eliminazione delle foto dal suo profilo.

Il Tribunale di Brescia aveva vietato a una coppia di genitori di pubblicare le foto della figlia su social network, blog e come foto profilo di WhatsApp.

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