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La foto simbolo del primo medico che sfidò l’Aids

L'immunologo Fernando Aiuti è morto a Roma all'età di 83 anni mentre era ricoverato al Gemelli

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 10 Gen. 2019 alle 08:59
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Immagine di copertina
La foto iconica: Fernando Aiuti e la sua paziente sieropositiva

Il 9 gennaio 2019 è morto a Roma l’immunologo Fernando Aiuti, da anni in prima fila nella lotta all’Aids. Il suo volto è associato a una foto che fece il giro del mondo all’inizio degli anni Novanta, quando la questione Aids era particolarmente sentita, sulla scia del numero di vittime che il virus continuava a mietere nel mondo.

Nel 1991, in occasione di un congresso a Cagliari in cui si discuteva delle cause di contagio dell’Aids, il dottor Aiuti baciò sulla bocca Rosaria Iardino, una sua paziente sieropositiva di 25 anni. Un gesto forte, attraverso cui l’immunologo intendeva dimostrare che il virus non poteva essere trasmesso per via orale. Il pioniere della lotta all’Aids sfidò così i pregiudizi, come fece per tutta la sua vita.

A commentare la morte del professore è stata anche la stessa Iardino, che in un tweet ricorda il “suo uomo del bacio”. “Grande immunologo e uomo, con lui ho litigato tantissime volte.. Ricordando l’uomo e il professore non posso fare altro che dire grazie per il suo enorme contributo alla lotta contro L’Aids”, scrive la donna, che ancora oggi si spende nella lotta al virus.

Nel 1985 fondò l’Anlaids (Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS) insieme ad altri medici e a ricercatori, giornalisti, attivisti e volontari.

La morte e l’ipotesi del suicidio

Fernando Aiuti è morto all’età di 83 anni mentre era ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma. La procura della capitale ha aperto un’indagine per accertare le cause del decesso. L’ospedale ha fatto sapere che Aiuti sarebbe morto in seguito a una caduta dalle scale.

I magistrati stanno cercando di appurare se si sia trattato di una morte naturale o di un suicidio. Il Gemelli, in un comunicato, ha anche reso noto che il professore era ricoverato per “il trattamento di una grave cardiopatia ischemica da cui era da tempo affetto e che lo aveva già costretto ad altri ricoveri ed a trattamenti anche invasivi”, e che di recente “il quadro cardiologico si era aggravato evolvendo verso un franco scompenso cardiaco, in trattamento polifarmacologico”.

Alla Sapienza di Roma è stato a lungo professore ordinario di Medicina Interna, oltre che Direttore e Docente della Scuola di Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica e coordinatore del Dottorato di Ricerche in Scienze delle Terapie Immunologiche.

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