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Fattura elettronica: cosa cambia per i privati cittadini

Di Laura Melissari
Pubblicato il 2 Gen. 2019 alle 15:12 Aggiornato il 2 Gen. 2019 alle 15:13
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Immagine di copertina

Dal 1 gennaio 2019 addio alla classica fattura di carta. Ormai la notizia dell’entrata a regime della cosiddetta fatturazione elettronica.

Ma chi riguarderà? E cosa cambia nel concreto per i cittadini italiani?

La nuova fatturazione riguarda sia le transazioni tra privati, che quelle verso i consumatori finali.

È un modo per il Fisco per ricevere informazioni sulle transazioni quasi in tempo reale e incrociarla per individuare eventuali anomalie ed evasione fiscale.

Molti critici hanno visto in tutta questa efficienza però una sorta di “Grande Fratello” fiscale e il Garante Privacy ha lanciato l’allarme, dal momento che la fattura elettronica può fornire all’Agenzia delle Entrate e alle società di software, importanti dati personali del cittadino.

Questi dati non sono protetti e manca l’autorizzazione al loro trattamento.

Eppure i cambiamenti nella fatturazione non riguarderanno solo coloro che per lavoro hanno bisogno di emettere fatture o coloro che possiedono partita Iva. Si tratta di un cambiamento che riguarderà le abitudini di tantissime persone. Il nuovo sistema ha lo scopo di semplificare la gestione delle fatture.

In sostanza, la fattura elettronica si differenzia da una fattura cartacea perché va necessariamente redatta utilizzando un pc, un tablet o uno smartphone e perché deve essere trasmessa elettronicamente al cliente tramite il c.d. Sistema di Interscambio (SdI).

Le nuove fatture emesse o ricevute saranno realizzate in formato .xml.

Una volta emesse, le fatture saranno automaticamente recapitate al destinatario da un sistema dell’Agenzia delle entrate, il sistema SDI di interscambio.

Cosa cambia per i privati cittadini

Quando chi riceve fattura è un soggetto che non ha una partita IVA e quindi agisce come un semplice consumatore finale, l’Agenzia delle Entrate chiede che il fornitore invii la fattura al consumatore in due modalità.

In primo luogo, il fornitore (titolare di Partita IVA) deve emettere fattura elettronica da inviare al SdI, dove dovrà inserire nel campo “codice destinatario” il codice convenzionale “0000000” e, nella sezione delle informazioni anagrafiche del file della fattura elettronica, dovrà compilare solo il campo “CodiceFiscale” del cessionario (non va compilato invece il campo “IdFiscaleIVA“).

Così facendo, SdI fa arrivare questa fattura elettronica al consumatore finale, mettendola a disposizione nella sua area riservata del sito web dell’Agenzia delle Entrate.

In secondo luogo, il fornitore dovrà comunque consegnare o spedire copia della fattura, in formato analogico o in formato digitale, all’acquirente: questo per non obbligare il destinatario a registrarsi presso l’Agenzia delle Entrate per scaricare la fattura elettronica.

Per i privati che non emettono fatture non è obbligatorio ricevere fatture elettroniche, dal momento che possono continuare a chiedere copie cartacee, ma potrebbe tuttavia essere uno strumento utile, per chi lo volesse, per archiviare le proprie spese.

L’operatore dal canto suo è obbligato a emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i privati consumatori finali e a consegnare loro una copia in formato cartaceo o elettronico.

Se un cliente chiede a un commerciante al dettaglio la fattura al posto della ricevuta o dello scontrino, il negoziante può rilasciare un’apposita quietanza con rilevanza solo commerciale e non fiscale e trasmettere la fattura al SdI entro i termini.

Il SdI è una sorta di “postino” che verifica se la fattura contiene almeno i dati obbligatori ai fini fiscali e l’indirizzo telematico al quale il cliente desidera che venga recapitata la fattura.

In caso di esito positivo il Sistema di Interscambio consegna la fattura al destinatario comunicando, con una “ricevuta di recapito”, a chi ha trasmesso la fattura la data e l’ora di consegna del documento.

I dati obbligatori da riportare nella fattura elettronica sono gli stessi che si riportavano nelle fatture cartacee oltre all’indirizzo telematico dove il cliente vuole che venga consegnata la fattura.

Come si emette la fattura elettronica

Per compilare la fattura elettronica si può usare il sito, l’app FatturAE o un software messi a disposizione gratuitamente dall’Agenzia delle entrate. Per registrarsi si può usare il sistema SPID, il sistema pubblico di identità digitale, oppure con una carta dei servizi oppure con le credenziali di accesso alla piattaforma Fisconline dell’Agenzia delle entrate.

Il software della agenzia delle entrate  molto spartano e limitato, ed  per questo che molte società private hanno sviluppato software di gestione più sofisticati e più versatili, ma a pagamento.

Chi compila la fattura elettronica la invia direttamente al sistema di interscambio, che poi si occupa di farla giungere al destinatario. Alla fine di ogni trimestre l’Agenzia delle Entrate rende noto l’ammontare dovuto al fisco sulla base delle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.

L’Agenzia mette poi a disposizione sul proprio sito un servizio che consente di pagare l’imposta di bollo con addebito su conto corrente bancario o postale, o utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Chi è escluso dall’obbligo di fatturazione elettronica

Ad essere esclusi sono i professionisti che si trovano nel regime dei minimi/forfettario e che fatturano sotto i 65 mila euro l’anno.

Per gli esercenti e gli artigiani che operano solo con consumatori finali ed emettono scontrini e ricevute fiscali l’obbligo è rimandato.

Sono esonerati inoltre gli agricoltori in regime speciale, gli operatori sanitari (aziende sanitarie locali e ospedaliere, istituti di ricovero, farmacie, policlinici universitari, ambulatori specialistici ambulatoriali, iscritti all’Albo dei medici chirurghi, le imprese che effettuano cessione di beni e prestazione di servizi nei confronti di non residenti e le Associazioni sportive dilettantistiche (Asd).

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