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Dl sicurezza bis, il controverso emendamento della Lega che vieta il burqa ma rischia di cancellare le tradizioni italiane

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 25 Lug. 2019 alle 17:29
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Immagine di copertina

L’emendamento della Lega sul burqa proposto per il decreto sicurezza bis

In queste ore la Camera è impegnata nel voto sul decreto sicurezza bis che ha ottuto ieri l’ok alla fiducia. Il testo, dopo il via libera, dovrà passare all’esame del Senato. Al decreto è stato proposto anche un emendamento della Lega sul burqa.

Con il provvedimento, formato da 18 articoli, si disciplina soprattutto il soccorso in mare di migranti e la gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni.

Se il dibattito sul decreto nei giorni scorsi si è concentrato molto sul soccorso in mare e sull’operato delle organizzazioni non governative, ad attirare l’attenzione ora sono le misure da adottare in termini di sicurezza pubblica: l’obiettivo è fare in modo che tutti i partecipanti agli eventi pubblici siano immediatamente identificabili e riconoscibili. Come?

Con una proposta di 9 deputati della Lega, primo firmatario il coordinatore in Sardegna Eugenio Zoffili, che chiedono al governo di vietare o limitare “l’utilizzo di indumenti o accessori di qualsiasi tipo, compresi quelli di origine etnica o culturale, che comportino in tutto o in parte l’occultamento del volto”.

Nella proposta di Zoffili si impegna il Governo “a valutare l’opportunità di vietare o limitare, nel pieno rispetto della legge 22 maggio 1975  n. 152, in luogo pubblico o nel corso di manifestazioni pubbliche, l’utilizzo di indumenti o accessori di qualsiasi tipo, compresi quelli di origine etnica e culturale, che comportano in tutto o in parte l’occultamento del volto”.

Sono bastate queste poche righe a innescare una polemica politica tutta sarda. Secondo la deputata del Partito Democratico, Romina Mura, la proposta che ha come primo firmatario Eugenio Zoffili coordinatore della Lega in Sardegna, se approvata avrà un effetto diretto su sagre e feste tradizionali sarde. Ma non solo.

Credit: ANSA/CESARE ABBATE/

A ben vedere, se l’emendamento dovesse passare così come è stato presentato, gli agguerriti difensori del “primaglitaliani” sarebbero i fautori di una legge che andrebbe a cancellare buona parte della storia della tradizione italiana, quella che – nonostante il tempo – persiste e resiste in alcuni dei più bei paesini dell’Italia centrale e non.

In Sardegna, ad esempio, via le maschere ma anche scialli, mamuthones e mucadores dei costumi della tradizione. E le tipiche donne siciliane con gli incredibili scialli tessuti a mano? Via pure quelli. E le maschere di carnevale? E che ne sarà dei riti settennali in Campania? I battenti e i flagellanti? Nemmeno per motivi religioso-tradizionali saranno permessi cappucci e maschere?

Per Mura, dietro la proposta dei deputati leghisti, ci sarebbe l’esclusivo intento di vietare il velo islamico. Se questo fosse vero l’autogol sarebbe epocale: svelare tutti per oscurare la cultura sarda (e non solo).

Ma pronta arriva la risposta del leghista Zoffili che specifica: “Mura è una bugiarda, sta diffondendo notizie false. Viva il carnevale barbaricino, viva i nostri artigiani che producono maschere, ho visitato personalmente i loro laboratori mentre ero tra la gente”, ovviamente in Sardegna, spiega l’esponente leghista, contattato dalla redazione di Casteddu Online.

“Il mio è un ordine del giorno che riguarda il burqa e l’occultamento del volto in determinate occasioni, non certo nei carnevali della Sardegna”. Insomma, stando alle dichiarazioni dell’esponente del Carroccio, “si tratta di una montatura, dell’ennesima bugia del Pd”. Zoffili, comunque, sceglie anche di spiegare meglio in cosa consiste il suo ordine del giorno.

Ora il fatto che siano fake news non corrisponde al vero, perché la proposta è agli atti ed è scritto proprio così “compresi quelli di origine etnica e culturale”.

Come sottolinea Next Quotidiano, durante la seduta odierna, dopo che l’onorevole Fiano ha ricordato che la legge 152/1975 vieta il travisamento con casco nelle manifestazioni e riguarda quindi problemi di ordine pubblico e non culturale è stata espunta (vale a dire tolta) proprio la frase “compresi quelli di origine etnica e culturale”. Next Quotidiano ha stenografato lo scambio di battute:

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