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Caso Diciotti, i magistrati chiedono rispetto: “Salvini ci deride. Inaccettabile da un ministro”

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 24 Gen. 2019 alle 19:00
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Immagine di copertina
Francesco Minisci, presidente dell'Anm (s) e Matteo Salvini, ministro dell'Interno (d)

La reazione di Matteo Salvini contro i magistrati del Tribunale dei ministri di Catania che hanno richiesto l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell’Interno per il caso Diciotti scatena la rabbia dell’Anm.

In un dura nota la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati attacca il leader della Lega: “Rispetto delle regole significa anche rispetto del lavoro dei magistrati, cui la Costituzione assegna precise prerogative che vanno tenute ben presenti da tutti, in primo luogo da chi ricopre importanti incarichi di Governo”.

Per l’Anm le “dichiarazioni odierne del ministro dell’Interno, a commento della decisione del Tribunale dei ministri di Catania, risultano irrispettose verso i colleghi nei toni di derisione utilizzati e nei contenuti, anche laddove fanno un parallelismo tra i tempi di redazione di un provvedimento giurisdizionale, come noto previsti dalla legge, e il funzionamento di un’azienda privata”.

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L’Anm osserva quindi che “il rischio di una delegittimazione della magistratura, il cui operato viene fatto nel rispetto delle leggi dello Stato, è alto e va assolutamente evitato: per questo” conclude il sindacato delle toghe “auspichiamo un corretto rapporto tra le Istituzioni, cui devono concorrere tutti, in primo luogo i membri del Governo”.

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“Io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha replicato in diretta Facebook alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio, deridendo poi i giudici per la “lentezza”: la richiesta al Tribunale dei ministri “è arrivata il 7 settembre. E hanno preso una decisione solo oggi. Se fossero impiegati del settore privato sarebbero già a casa da un pezzo”.

“Se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire”, ha aggiunto leggendo, dal suo studio al Viminale, l’atto inviatogli dalla Procura di Catania che ha chiesto l’autorizzazione a procedere per il caso della nave Diciotti.

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