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La Camera affossa la legge sul revenge porn, Boldrini a TPI: “Occasione persa per egoismo di Lega e 5 Stelle”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 28 Mar. 2019 alle 17:14 Aggiornato il 28 Mar. 2019 alle 20:10
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Immagine di copertina

Nella giornata di giovedì 28 marzo, la Camera ha bocciato, dopo un voto a scrutinio segreto, l’emendamento per inserire nel ddl “Codice Rosso” il reato di revenge porn. I voti contrari sono stati 232, contro i 218 favorevoli. L’emendamento, proposto dall’ex presidente della Camera Laura Boldrini, avrebbe trasformato in reato la diffusione non autorizzata di materiale intimo altrui.

La vicenda della deputata 5 Stelle Giulia Sarti aveva riportato all’attenzione dell’opinione pubblica non solo sullo scandalo Rimborsopoli, ma anche sul revenge porn. Nonostante questo, non si è raggiunto il numero sufficiente di voti per l’approvazione di un importante emendamento.

Leggi anche: Revenge porn: i ddl contro la pubblicazione di video e foto hot private

L’ex presidente della Camera ha commentato a TPI: “Il revenge porn è una pratica odiosa che riguarda migliaia di adolescenti, che colpisce soprattutto le ragazze. Oggi ho proposto un emendamento in Aula per introdurre il reato di revenge porn e tutte le forze politiche, tranne Lega e 5 Stelle, lo hanno sostenuto.

Per soli 14 voti abbiamo perso l’occasione di approvare una norma che ci hanno chiesto 100mila persone, soprattutto giovani, attraverso una petizione lanciata da tre associazioni – Insieme In Rete, I sentinelli e Bossy.

L’egoismo della maggioranza è inspiegabile. Per Lega e 5 Stelle è più importante dire “siamo stati noi i primi” anziché collaborare con tutti gli altri gruppi parlamentari per un obiettivo comune: la sicurezza dei nostri figli e delle nostre figlie che, troppo spesso, sono oggi vittime delle insidie e dei pericoli della rete.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

Cos’è il revenge porn

Pubblicare foto intime dell’ex fidanzata per vendetta. Si tratta del cosiddetto revenge porn, la porno vendetta. Quello di cui morì Tiziana Cantone, la ragazza che arrivò a suicidarsi dopo che un video che la ritraeva fece il giro della rete, condiviso e inviato sui social migliaia di volte.

Il revenge porn consiste nel pubblicare foto e video di atti sessuali per vendetta da parte di ex partner, naturalmente senza consenso. Molti uomini, che sono in possesso di foto delle ex fidanzate nude o di video in momenti intimi, non esitano a renderle pubbliche per creare loro un danno, per umiliarle.

Le conseguenze, non solo psicologiche ma anche sociali, sono spesso devastanti per le vittime, anche per quelle che non arrivano al gesto estremo del suicidio.

In Italia, a differenza di altri paesi, come Israele, Germania, Regno Unito, 34 stati degli Stati Uniti e Australia, non esiste una legge specifica sul revenge porn che tuteli le vittime. Rientra nella fattispecie del reato di diffamazione e di violazione della privacy, ma affidarsi al garante della privacy o ricorrere in giudizio richiede periodo assai lungo.

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