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Il referendum costituzionale si terrà il 4 dicembre

Vediamo quali sono i cambiamenti proposti dalla riforma costituzionale

Di TPI
Pubblicato il 26 Set. 2016 alle 17:38
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Immagine di copertina

Il 4 dicembre i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale sul Ddl Boschi.

Il referendum sarà confermativo, per cui votando sì si darà un voto in favore della riforma, mentre votando no si manifesterà la propria contrarietà. Come tutti i referendum costituzionali, non sarà necessario il raggiungimento del quorum perché esso sia valido.

La scheda sarà solo una, e si potrà perciò o approvare in toto o respingere in toto i diversi cambiamenti contenuti nel Ddl Boschi. Vediamo quali sono:

Fine del bicameralismo paritario o perfetto

Attualmente in Italia vige il cosiddetto bicameralismo paritario o perfetto, ovvero il principio per cui la Camera dei deputati e il Senato hanno gli stessi compiti e gli stessi poteri. Qualora vincesse il Sì al referendum, il Senato vedrebbe un forte ridimensionamento del proprio ruolo e una perdita dei propri poteri.

Solo la camera dei deputati avrebbe il rapporto fiduciario con il governo e solo la camera voterebbe le leggi. Nei trenta giorni successivi all’approvazione di una legge alla Camera, il Senato potrà, con una votazione a maggioranza assoluta, chiedere alla Camera alcune modifiche alla legge, modifiche che potranno essere accolte o respinte da Montecitorio attraverso una semplice votazione.

Il senato sarebbe chiamato a votare solo in alcuni casi specifici ovvero per leggi che regolano i rapporti dello stato con l’Unione europea e gli enti territoriali, per le leggi di revisione costituzionale e le leggi costituzionali, nonché quelle che riguardano i referendum popolari.

Inoltre solo la camera dei deputati potrà essere sciolta dal presidente della repubblica e non sarà più il presidente del senato bensì quello della camera la seconda carica dello stato, che farà le veci del presidente della repubblica in sua assenza.  

Come cambia il Senato

Il numero dei senatori sarà ridotto dagli attuali 315 (più i senatori a vita) a 100, e le sue competenze saranno principalmente quelle di rappresentanza degli enti locali e di legislazione in materia.

I 100 senatori saranno suddivisi tra 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e cinque senatori di nomina del Presidente della Repubblica. I nuovi senatori – salvo quelli di nomina presidenziale – verranno nominati dai consigli regionali di ciascuna delle venti regioni italiane, che saranno scelti, come il Ddl recita, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione dei medesimi organi”.

I cinque senatori di nomina presidenziale, invece, non avranno più un mandato a vita come oggi: il loro mandato sarà legato a quello del Presidente della Repubblica, e cesserà insieme alla fine di quest’ultimo. Rimarranno senatori a vita invece gli ex Presidenti della Repubblica.

Abolizione delle province

Con la vittoria del Sì le provincie verrebbero abolite definitivamente. Attualmente è stata abolita la loro elezione diretta, sostituita da un’elezione di secondo livello tra i sindaci e i consiglieri comunali dei comuni del territorio in questione.

Le regioni, i comuni e le città metropolitane rimarrebbero così gli unici enti territoriali italiani.

Come cambiano i referendum

Per l’attuale costituzione italiana i referendum di iniziativa popolare richiedono la raccolta di 500mila firme per ciascun quesito e possono essere esclusivamente abrogativi. Essi, inoltre, richiedono il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

In caso di vittoria del Sì, verranno introdotti due nuovi tipi di referendum popolare, quello propositivo e quello di indirizzo. La soglia per il raggiungimento del quorum in un referendum popolare potrà scendere alla metà più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche anziché la metà più uno degli aventi diritto al voto qualora venissero sottoscritti da 800mila firmatari anziché da 500mila.

Abolizione del Cnel

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è stato istituito nel 1957 come organismo formato da personalità del mondo del lavoro nominate dal presidente della Repubblica e dal presidente del Consiglio.

Si tratta di un organo costituzionale con il potere di proporre leggi al parlamento e dare pareri al governo su iniziative legislative. Qualora vincesse il Sì, esso verrebbe abolito.

Elezione del Presidente della Repubblica

Attualmente il presidente della Repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune e da 58 rappresentanti dei consigli regionali. Nei primi tre scrutini è richiesta una maggioranza dei due terzi dell’assemblea, mentre dalla quarta è richiesta una maggioranza assoluta.

In caso di vittoria del Sì, l’elezione del presidente della Repubblica vedrebbe un regolamento differente. A votare sarebbero semplicemente i componenti di Camera e Senato, mentre la maggioranza richiesta sarebbe nei primi tre scrutini sempre i due terzi dell’assemblea, dal quarto dei tre quinti e dal settimo dei tre quinti dei soli votanti e non più dei componenti di tutta l’assemblea.

Riforma del titolo V

Viene eliminata la competenza legislativa concorrente tra stato e regioni e trasferisce allo stato alcune materie che finora facevano parte della competenza concorrente, attualmente prevista dall’articolo 117 della costituzione, che ripartisce le competenze legislative in esclusive dello stato ed esclusive delle regioni, oltre a quelle concorrenti tra stato e regioni.

L’infografica riassuntiva di TPI


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