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Damnatio memoriae

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È possibile cancellare la memoria storica? Oppure disgrazie e rovine di oggi rinforzeranno il ricordo di domani?

Riflettiamo sull’attualità a partire dall’esperienza del passato. Pensiamo ad alcune delle notizie più simboliche riguardo alle azioni dell’ormai temuto Isis, sotto l’attenzione di tutti i mass media: la violenza storica su Palmira, la distruzione dei manufatti, gli scempi contro l’arte portatrice di memoria.

Ieri come oggi, è possibile cancellare la memoria storica? A livello puramente ideologico, è chiaro che la storia possa essere manipolata.

L’oggettività delle fonti è sempre presunta, soprattutto se stiamo studiando un periodo passato o trapassato. Non perché “la storia è scritta dai vincitori”, piuttosto perché le dinamiche sociali, la tendenza e pendenza – seppur celata o accennata appena – di chi racconta, compromettono le vicende realmente accadute, se realmente abbiamo modo di conoscerle sotto una parvenza di autenticità.

La manipolazione storica è, in un certo senso, un elogio del ricordo, seppur distorto: quando Augusto, avendo sconfitto Marco Antonio, ne decreta in Senato la damnatio memoriae – distruggendo archivio, busti, monumenti e ogni oggetto collegato alla figura del traditore “orientale” (dipinto dalla propaganda come dedito all’ebbrezza del vino insieme a Cleopatra), contribuisce paradossalmente a renderne immortale la figura, in sæcula sæculorum.

Il Senato romano decretò l’oblio di molti imperatori  della cui vita, tuttavia, siamo ancora a conoscenza: Caligola, Nerone, Eliogabalo ed altri.

La damnatio memoriae non è un’esclusiva degli imperatori: perfino la neonata religione cristiana fu soggetta a questo provvedimento.

A titolo di esempio, citiamo la persecuzione del 303 d.C. a opera di Diocleziano, resa manifesta da un editto in cui le autorità romane avrebbero dovuto radere al suolo le Chiese, giustiziare i cristiani e bruciare i testi sacri ( tratto da Eusebio di Cesarea, “Storia Ecclesiastica”, IV secolo).

In entrambi i casi, oggi ricordiamo coloro che furono i “vinti”, anche se raccontati dai vincitori.

Recentemente, le azioni del sedicente Stato islamico hanno scosso le coscienze e indignato l’opinione pubblica – anche i media panarabi.

Pensiamo all’atroce tentativo di condurre una cultura verso il baratro della dimenticanza cui stiamo assistendo oggi.

È possibile cancellare la memoria storica? Oppure, paradossalmente, disgrazie e rovine di oggi rinforzeranno il ricordo di domani?

di Federico Musardo

Culturificio è una rivista nata nel marzo del 2015 da un’idea di Federico Musardo e Ludovica Valentino. Il sito pubblica articoli, ricerche, recensioni su tutte le manifestazioni artistiche che destano interesse culturale: dalla letteratura al cinema, dall’arte figurativa alla storia. L’obiettivo è diffondere e perseguire la bellezza dell’arte e della cultura in molte loro declinazioni, senza dimenticare la profonda influenza che esercitano in ogni essere umano 

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