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Crescono le possibilità che l’Italia esca dall’euro

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Il rischio che il nostro paese abbandoni l'euro è pari al 19.3 per cento, il livello più alto degli ultimi quattro anni, secondo un sondaggio tra investitori

Con l’avvicinarsi del 4 dicembre, giorno del referendum sulla riforma costituzionale, tra gli investitori europei cresce il timore che l’Italia abbandoni la moneta unica. I dati diffusi lunedì 28 novembre dall’istituto economico tedesco Sentix mostrano che le possibilità che il nostro paese esca dalla zona euro il prossimo anno hanno raggiunto il livello più alto dal 2012, anno in cui ha iniziato a essere realizzato mensilmente questo tipo di sondaggio.

Le chances che l’Italia abbandoni la moneta unica europea sono pari al 19.3 per cento, secondo i dati raccolti dalla ricerca, che misura l’Euro Break-Index (Ebi) cioè l’indice di possibile rottura dell’euro. Il mese scorso, la percentuale indicata dallo stesso sondaggio era del 9.9 per cento. In quell’occasione, l’Italia è subentrata alla Grecia come paese ritenuto maggiormente a rischio di uscire dall’eurozona.

Dal momento che l’incremento del rischio non si registra solo in Italia, ma anche in Francia (indice al 4.75 per cento) e Paesi Bassi (indice al 3.4 per cento), complessivamente l’indice Ebi sale al 24.1 per cento.

A determinare la preoccupazione degli investitori europei sono le sorti del governo Renzi, alla luce dell’eventuale vittoria del No al referendum, e l’apparente debolezza del sistema bancario italiano.

“Sfortunatamente, misuriamo un significativo aumento delle percezioni sulle probabilità di uscita in molti dei paesi membri”, si legge sul sito di Sentix. “Questo rinforza il concetto che un sorprendente sentimento anti-euro si è evoluto nel corso del 2016. Inoltre, la Brexit ha determinato l’aumento del rischio complessivo, come mostra anche l’indice di contagio determinato da Sentix”.

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