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Al vaglio della Consulta la legittimità della legge Merlin. Le associazioni femministe: “La legge non si tocca, tutela le donne”

Di Marta Facchini
Pubblicato il 5 Mar. 2019 alle 17:50
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Immagine di copertina

È stata approvata sessantuno anni fa ma ora la legge Merlin torna al vaglio dei giudici costituzionali.

Il Palazzo della Consulta, martedì 5 marzo, si esprime sulla questione di legittimità riguardante i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione. La questione era stata sollevata dalla Corte d’appello di Bari nel 2018, nell’ambito del processo sulle escort che, tra il 2008 e il 2009, erano state portate nella residenza dell’allora premier Silvio Berlusconi dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini.

Sul caso si sono espresse alcune associazioni per i diritti delle donne, che si sono opposte all’abrogazione dei due reati sotto esame perché, hanno affermato, “dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge Merlin nella parte in cui prevede i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione aprirebbe un vuoto di tutela pericolosissimo soprattutto per le donne più fragili e vulnerabili”.

La critiche della legge Merlin. Ai giudici costituzionali, la Corte di appello di Bari ha chiesto di stabilire se, in un contesto operativo sgombro da costrizioni per chi si prostituisce, chi esercita la professione di escort potrebbe essere violato nella sua libertà personale dal divieto di reclutamento e favoreggiamento, che potrebbe configurarsi come un limite del “principio della libertà di autodeterminazione sessuale della persona umana”.

“Una libertà che si estrinseca, nel caso delle escort, attraverso il riconoscimento del loro diritto di disporre della sessualità nei termini contrattualistici dell’erogazione della prestazione sessuale contro pagamento di denaro o di altra compatibile utilità”.

Secondo i magistrati baresi, “il concetto di inviolabilità del diritto alla consapevole e libera autodeterminazione sessuale” riguarda “anche quello delle escort” e lo “scambio tra fisicità e lucro”.

Il punto su cui si focalizza l’attenzione della Corte costituzionale, nonché l’assunto dei giudici, è che il fenomeno delle escort è una novità in quanto fenomeno sociale della prostituzione professionale mentre la legge Merlin è stata concepita in un’epoca storica in cui il fenomeno non era ancora conosciuto.

Nel caso specifico, i giudici dovranno esprimersi sulla legittimità del punto della norma in cui si configura come reato “il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione volontariamente e consapevolmente esercitata”.

Secondo la Corte d’appello di Bari, infatti, potrebbe esserci un contrasto della norma con “il principio della libertà di autodeterminazione sessuale, qualificabile come diritto inviolabile della persona umana, la quale potrebbe esprimersi anche nella scelta di offrire prestazioni sessuali verso corrispettivo” e, a suo dire, sarebbe violato anche l’articolo 41 della Costituzione, “potendo la libera autodeterminazione sessuale, essere considerata anche come una forma di estrinsecazione dell’iniziativa economica privata”.

L’opposizione delle associazioni femministe. La legge Merlin non si tocca, soprattutto nella parte in cui prevede i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione”, ha affermato Rosa Oliva de Conciliis, presidente dell’associazione Rete per la Parità, al termine dell’udienza. 

“Come associazioni abbiamo presentato due distinti atti di intervento. Non siamo state ammesse a discutere del merito perché non eravamo parte nel giudizio di Bari, da cui è partito quello dinanzi alla Corte. Ma abbiamo comunque portato davanti ai giudici costituzionali la voce delle donne in una vicenda che le riguarda profondamente”, ha spiegato Rosa Oliva de Conciliis.

“Adesso confidiamo nella saggezza della Corte: dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge Merlin nella parte in cui prevede i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione aprirebbe un vuoto di tutela pericolosissimo soprattutto per le donne più fragili e vulnerabili. Ricordiamo che, nonostante quello che abbiamo sentito in udienza da parte degli avvocati di Tarantini e Verdoscia, prostituirsi non è mai una libera scelta, ma è sempre frutto di pesanti condizionamenti”. 

Non differente il parere dell’avvocata Antonella Anselmo, che ha presentato l’atto di intervento per “La Rete per la Parità”: “La legge Merlin è ancora molto attuale perché difende incondizionatamente la libertà di tutte le donne, senza alcuna distinzione, mentre punisce ogni forma di sfruttamento della prostituzione ad opera di terzi.

“Con la legge Merlin lo Stato non interferisce sulla libertà femminile, ma punisce ogni forma di business che approfitti di tale libertà perché in contrasto con la dignità umana e con l’eguaglianza tra uomini e donne. La senatrice Merlin, con la sua legge, e’ stata tra le prime a dare concreta attuazione ai principi fondamentali della Costituzione”, ha spiegato ad Agi spiega Rosa Oliva de Conciliis.

“È stato importante che l’Avvocatura dello Stato si sia costituita in questo giudizio a difesa della legge Merlin”, ha aggiunto l’avvocato Teresa Manente per l’associazione ‘Differenza Donna-Onlus.

“Siamo intervenute perché non poteva mancare la voce delle donne lese dalla prostituzione nella loro dignità e libertà che accogliamo nei nostri Centri antiviolenza. La nostra esperienza dimostra che la prostituzione e’ un mercato in cui la libertà sessuale di ogni donna viene piegata alla domanda che è veicolata da chi la agevola e la favorisce”.

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