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Condannato giornalista di Fanpage per aver raccontato “da vicino” le proteste No Tav

Di Redazione TPI
Pubblicato il 7 Feb. 2019 alle 20:11 Aggiornato il 7 Feb. 2019 alle 20:15
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Immagine di copertina

Torino. La corte d’appello ha confermato la condanna nei confronti di Davide Falcioni, giornalista di Fanpage.it, a quattro mesi di reclusione per aver, di fatto, raccontato una protesta dei No Tav. Il tutto nonostante la stessa avesse abbia chiesto invece l’assoluzione.

Lo scorso 9 aprile il cronista era stato infatti condannato in primo grado con l’accusa di “concorso in violazione di domicilio”. Questi i fatti: il 24 agosto 2012 un gruppo di attivisti No Tav si introdusse nella sede della Gevalsusa, una delle aziende del consorzio dei costruttori della Torino-Lione.

Con loro c’era anche Davide Falcioni, lì per documentare per AgoraVox – sito per cui lavorava – l’azione dimostrativa. In un primo momento Davide Falcioni fu chiamato a testimoniare in difesa dei 19 imputati, accusati di aver causato danni nei locali.

Ma i fatti andarono diversamente e Davide Falcioni fece la sua testimonianza. Da quel momento il cronista da testimone divenne accusato del medesimo reato imputato ai 19 attivisti. Il motivo? Perché anche lui entrò all’interno della sede torinese dell’azienda. E poco importa se lo fece in qualità di giornalista, evidentemente.

Nel processo di primo grado la condanna a 4 mesi. Ora, in appello, la conferma anche se, come detto, l’accusa aveva chiesto la sua assoluzione.

Un fatto “grave”, spiega l’avvocato Gianluca Vitale, che difende il cronista oggi di Fanpage. “Non mi spiego cosa sia successo, aspetto di leggere la sentenza anche per capire come è stata impostata da un punto di vista procedurale: è un evidente attacco alla libertà di informazione”. 

“Tra l’altro”, spiega, “oggi ho richiamato in aula una sentenza di febbraio della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha coinvolto un giornalista ucraino che aveva preso parte a una manifestazione di protesta vietata a San Pietroburgo. Ebbene la sentenza afferma espressamente che il giornalista ha diritto di andare a cercare le notizie. Noi ricorreremo sicuramente in Cassazione, non finisce qui. E se sarà necessario ci rivolgeremo anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo”.

Tutta la redazione di Fanpage ha espresso la sua solidarietà al collega e condannato la decisione del Tribunale: “I giornalisti di Fanpage.it”, si legge in una nota firmata dal direttore Francesco Piccinini e dal comitato di redazione, “esprimono piena solidarietà al giornalista Davide Falcioni condannato a 4 mesi di reclusione per aver fatto il suo lavoro. Dopo il tentativo di revocare la scorta a Sandro Ruotolo, ci troviamo a denunciare con forte preoccupazione un altro attacco ad un nostro giornalista condannato a quattro mesi di reclusione per aver semplicemente fatto il suo lavoro di cronista”.

“Secondo i giudici”, si legge ancora, “Davide Falcioni sarebbe dovuto rimanere fuori dall’edificio e aspettare di conoscere come si erano svolti i fatti tramite le note della Polizia. Non è così che noi intendiamo il nostro lavoro di giornalisti impegnati in prima linea nel racconto dei fatti”. 

A Davide Falcioni va tutta la solidarietà della redazione di The Post Internazionale (Tpi.it). Come per Davide e per i colleghi di Fanpage, anche per noi c’è solo un modo per fare questo lavoro: essere in prima linea per raccontare i fatti. 

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