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Confermata in appello la condanna e l’aggravante del metodo mafioso al clan Spada

Di Laura Melissari
Pubblicato il 21 Dic. 2018 alle 15:53
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Immagine di copertina

La Corte di appello di Roma ha confermato le condanne emesse in primo grado nei confronti di sette componenti del clan Spada, con l’aggravante del metodo mafioso. Le condanne arrivano nel processo per il racket delle case popolari.

I reati per cui gli imputanti sono stati condannati sono minacce, violenze, sfratti forzosi da alloggi popolari oltre che di un episodio gambizzazione per affermare la supremazia del clan sul territorio di Ostia.

I giudici della seconda sezione penale hanno ribadito le condanne inflitte a Massimiliano Spada (13 anni e 8 mesi di carcere), Ottavio Spada (5 anni), Davide Cirillo (6 anni e 4 mesi), Mirko Miserino (6 anni e 4 mesi), Maria Dora Spada (7 anni e 4 mesi), Massimo Massimiani (11 anni) e Manuel Granato (6 anni e mezzo).

Gli inquirenti hanno smantellato un racket delle case comunali di via Baffigo. Il clan decideva a chi dovevano essere assegnati gli alloggi.

Una vittima di uno sfratto aveva deciso di denunciare tutto alla magistratura accettando da allora di vivere sotto protezione.

Al termine della lettura della sentenza di appello, che ha confermato le condanne a più di 50 anni di carcere in totale per il clan, uno degli imputati presenti in aula, che a inizio di udienza si era dichiarato estraneo al clan, ha dato in escandescenze: “Buffoni, quando esco spacco tutto”, ha minacciato rivolgendosi al collegio giudicante.

Insulti alla corte (“vergogna”) sono stati espressi anche da alcune persone presenti tra il pubblico.

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