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Cosa dice il nuovo codice di comportamento del Movimento Cinque Stelle

La nuova misura che non prevede gravità per gli avvisi di garanzia può rappresentare una svolta per il movimento

Di TPI
Pubblicato il 3 Gen. 2017 alle 12:31
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Immagine di copertina

Il 2 gennaio Beppe Grillo, fondatore del Movimento Cinque Stelle, ha diffuso attraverso il suo blog il nuovo codice di comportamento in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie della sua formazione politica.

Questo codice etico rappresenta secondo alcuni una chiarificazione politica e un passo avanti rispetto a prima, mentre per altri si tratta di una misura volta a mettere una toppa sul coinvolgimento in vicende giudiziarie di esponenti del Movimento Cinque Stelle: in ogni caso, possiamo dire si tratti di una svolta molto importante per il movimento.

Il codice di comportamento è diviso in sei punti. Il primo parla di come l’operato degli eletti del Movimento Cinque Stelle debba seguire quelli che sono i principi ispiratori del movimento stesso, scritti nel Non Statuto, mentre il secondo attribuisce al collegio dei probi viri, al garante (cioè Grillo) e al collegio d’appello il potere di decidere su come agire nei confronti di esponenti del movimento colpiti da procedimenti penali.

Il terzo punto regolamenta l’uso dell’autosospensione per gli eletti, il quinto il dovere di informare il movimento di eventuali procedimenti penali e il sesto il fatto che anche i membri delle giunte comunali guidate dai Cinque Stelle, anche se non parte del movimento, sono tenuti a rispettare le regole comportamentali del codice.

Il punto più importante è senza dubbio il quarto, che rappresenta una vera svolta in casa pentastellata. Questo punto del codice chiamato  “presunzione di gravità”, chiarisce quali sono i casi di coinvolgimento giudiziario di un eletto del Movimento che hanno raggiunto un livello di gravità tale da necessitare l’intervento degli organismi interni di garanzia per prendere provvedimenti.

Il punto in questione chiarisce che “è considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del Movimento Cinque Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo”, mentre non viene valutata la gravità in caso venga ricevuto un avviso di garanzia. In altri termini, un esponente del Movimento Cinque Stelle non dovrebbe dimettersi nè essere oggetto di provvedimenti interni.

Un vero punto di svolta per un Movimento che fino a pochi mesi fa chiedeva le dimissioni per qualsiasi politico raggiunto da un avviso di garanzia. Tuttavia, dopo che numerosi esponenti del Movimento Cinque Stelle erano stati raggiunti da tale provvedimento giudiziario, era evidente che sarebbe stato necessario fare chiarezza all’interno del movimento stesso.

L’avviso di garanzia, per la legge, è un istituto volto a tutelare chi è al centro di un indagine, “garantendogli” – da qui il nome – la possibilità di nominare un avvocato. Ma non rappresenta in alcun modo una forma di colpevolezza: non è un caso che molte persone indagate e raggiunte da avvisi di garanzia non vengano neanche rinviate a giudizio.

Tuttavia, solo nel corso del 2016, numerosi amministratori locali e giunte del Movimento Cinque Stelle sono stati raggiunti da avvisi di garanzia, costringendo lo stesso movimento a confrontarsi con questa realtà e con il fatto che, non implicando tale misura una forma di colpevolezza, le dimissioni come risposta a tale istituto giudiziario possono essere un gesto eccessivo.

Ma ciò che ha più creato problemi nella gestione degli avvisi di garanzia contro gli amministratori pentastellati è stata la differenza di trattamento per chi li ha ricevuti. Il caso più lampante fu quando a essere indagati furono, nello stesso periodo, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e quello di Livorno Filippo Nogarin. Il primo, infatti, fu sospeso dal movimento, diversamente dal secondo.

Il Movimento si è dunque trovato di fronte a una scelta: rivedere la propria linea sui politici indagati o mantenerla tale, ma facendo dimettere anche i propri amministratori raggiunti da un avviso di garanzia senza eccezione alcuna. Alla fine, con la diffusione del nuovo codice di comportamento, il Movimento Cinque Stella ha realizzato la sua prima grande svolta garantista.

Adesso, però, il problema politico da fronteggiare per il movimento sarà quello dei propri esponenti espulsi in passato in seguito a provvedimenti di questo tipo: resteranno fuori o ci sarà una forma di perdono nei loro confronti? Il problema è stato in qualche modo sollevato da Paola Muraro, fino a poco tempo fa assessore all’Ambiente a Roma e dimessasi dopo la notifica di un avviso di garanzia.

L’ex assessore ha dichiarato che sarebbe stata ancora in carica se Grillo avesse pubblicato quel posto poco prima. 

A questo punto è possibile pensare che vengano “reintegrati” alcuni esponenti che hanno lasciato il proprio incarico o il movimento dopo essere stati indagati?

C’è poi un altro problema politico, quello che inevitabilmente si viene a creare in ogni comunità democratica quando questa modifica le proprie posizioni. Sarà interessante ora vedere se una parte del movimento resterà su idee “puriste”, secondo cui ogni indagato debba dimettersi.

Chi sicuramente ha le idee chiare sono gli altri partiti, in primis Partito Democratico e Forza Italia, che hanno visto nel regolamento un modo per mettere una toppa sui numerosi procedimenti giudiziari che hanno colpito negli ultimi mesi i componenti della giunta comunale di Virginia Raggi a Roma.

Il sindaco ha dovuto infatti fronteggiare l’arresto di Raffaele Marra, considerato il suo braccio destro, e le già citate dimissioni dell’assessore Muraro.

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