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Chi ha sconfitto la crisi

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Cucinelli, Moncler e Yamamay: ecco le nuove società quotate italiane che hanno vinto contro la crisi secondo il Financial Times

Non ci sono solo Ferragamo e Prada: alla borsa di Milano sono arrivate o arriveranno presto delle nuove aziende che contribuiranno a risanare l’economia italiana. Nell’editoriale pubblicato sul Financial Times, Tony Barber analizza la situazione attuale del mercato azionario italiano.

La borsa attualmente è dominata da compagnie energetiche, assicurative e bancarie, ma secondo Barber “alle imprese italiane non manca la creatività. Al contrario, sono ricche di ogni tipo di talenti che hanno prodotto fuoriclasse come Merloni, Olivetti e Zanussi e portato al successo in tempi più recenti Geox e Luxottica”. La crisi, però si è messa in mezzo, limitando la possibilità di alcune aziende fantasiose e ben organizzate di crescere entrando a Piazza Affari.

Adesso, però, si registrano segnali di cambiamento: l’azienda Brunello Cucinelli, nota per la produzione di abbigliamento di cashmere di prima qualità, è diventata pubblica ad aprile 2012 e da allora ha triplicato il prezzo delle sue azioni. Yamamay-Carpisa, specializzata in lingerie, moda mare e accessori, ha programmato la quotazione per l’anno prossimo o per il 2015.

Moncler, invece, il cui debutto sul mercato è imminente, è un produttore di piumini trapuntati e cappotti. L’azienda è cresciuta notevolmente grazie all’amministratore delegato e secondo azionista Remo Ruffini, che ha saputo puntare sul riconoscimento del marchio e sull’espansione internazionale. Fino al suo arrivo – 10 anni fa – Moncler era una società regionale francese che produceva abbigliamento da sci. Ruffini ha reinventato Moncler come un marchio esclusivo e ha aperto al mercato cinese. L’Asia rappresenta adesso un terzo delle sue vendite, ma Ruffini non si è accontentato e l’anno scorso ha nominato un responsabile per gli Stati Uniti e ha reclutato un nuovo gestore per le operazioni on-line.

Secondo Confindustria, l’Italia ha perso più del 15 per cento della sua capacità produttiva negli ultimi 5 anni, durante i quali circa 32.000 aziende, per lo più di piccole e medie dimensioni, hanno chiuso. “Ma in tempi di sconvolgimento economico in ogni Paese ci sono vincitori e perdenti”, commenta Barber, “Non tutti i vincitori della crisi l’Italia entreranno nel mercato azionario. Ma quelli che lo faranno potranno dare una nuova forma al panorama industriale e commerciale italiano e sicuramente nel frattempo ricompenseranno gli investitori.”

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