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Campioni davanti la discriminazione

Dani Alves e i Clippers dimostrano che volendo lo sport ha le armi per sconfiggere il razzismo

Di Nicola Sbetti
Pubblicato il 28 Apr. 2014 alle 00:16 Aggiornato il 27 Nov. 2019 alle 16:30
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Immagine di copertina

Due gesti più potenti di qualsiasi spot contro il razzismo hanno contraddistinto la serata di domenica. A Oakland nel corso della sfida playoff contro i Golden State Warriors, i Los Angeles Clippers hanno voluto rispondere alle frasi razziste del loro proprietario Donald Sterling con una protesta silenziosa di alto valore simbolico. Tutta la squadra si è infatti riscaldata con le maglie infilate al contrario nascondendo il logo del team (guarda il video).

Un’altra grande reazione è arrivata da Villareal dove il terzino brasiliano del Barcellona Dani Alves, vistosi lanciare una banana mentre si apprestava a battere un calcio d’angolo, si è preso gioco di che voleva denigrarlo. Il numero 22 blaugrana infatti ha raccolto il frutto e ne ha mangiato un morso prima di calciare il corner. (guarda il video)

Davanti all’ignoranza, che può provienire tanto dagli spalti quanto da dietro la scrivania, sono arrivate dai campi di gioco due risposte da campioni.

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