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I transessuali non sono più obbligati a operarsi per cambiare sesso all’anagrafe

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Con una sentenza storica, la Cassazione ha deciso di annullare l'obbligo per i transessuali in Italia di sottoporsi alla chirurgia per modificare i propri dati anagrafici

Con una sentenza storica, il 20 luglio del 2015 la Corte di Cassazione ha stabilito che per i transessuali non sarà più necessario sottoporsi a un intervento chirurgico per richiedere la modifica dei propri dati anagrafici.

Pertanto, i transessuali non saranno più obbligati a subire un intervento a meno che non sia frutto di una scelta personale.

Fino a oggi, in Italia, per cambiare sesso sulla carta d’identità era necessario sottoporsi a un’operazione chirurgica di sterilizzazione e adattamento all’organo sessuale, anche denominato carattere sessuale primario.

Per questo motivo, le persone transessuali non avevano la possibilità di modificare il proprio sesso se non attraverso una dimostrazione dell’adattamento, ovvero un intervento chirurgico. 

Il ricorso alla norma sull’intervento chirurgico è stato presentato dalla Rete Lenford, un’associazione di avvocati per i diritti Lgbt. 

La Rete Lenford ha definito sul proprio profilo Facebook la vecchia norma come “violazione inaccettabile dell’integrità psico-fisica delle persone transessuali”.

La decisione della Cassazione mette in luce il diritto della persona di adeguarsi al proprio sesso, la cui accettazione deriva spesso da un percorso difficile di autodeterminazione, senza compromettere l’integrità fisica e psicologica della persona mediante l’intervento chirurgico. 

Maria Grazia Sangalli, presidente dell’Associazione Rete Lenford, ha spiegato come in molti casi le terapie ormonali e gli interventi chirurgici sui caratteri sessuali secondari siano sufficienti per permettere alla persona di raggiungere il proprio equilibrio e fissare la propria identità di genere a prescindere dalla modificazione chirurgica.

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