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Se il Pd pensa al “brand” e non ai problemi delle persone: la polemica contro Calenda e Scalfarotto

Immagine di copertina
Carlo Calenda

In uno scambio di tweet, Calenda e Scalfarotto hanno posto l'accento su un problema di "brand" del partito. E c'è chi li ha subito attaccati

Dal palco della Leopolda a Firenze, Matteo Renzi ha lanciato i comitati civici, con l’obiettivo di coinvolgere la società civile nella costruzione del Pd che verrà.

“Noi partiamo continuando ciascuno a fare le proprie battaglie. I comitati civici non sono la creazione di una corrente Pd, ce ne sono fin troppe. Serve qualcosa di più ambizioso” ha detto Renzi.

“Tornando dalla Leopolda mettete su un comitato civico, non sono i comitati di Renzi, ma di chi non si arrende a un futuro dell’ignoranza. Se c’è uno a cui sto antipatico vale doppio”, ha continuato l’ex premier.

“Dicono: fate i comitati ma non ci sono elezioni, non ci sono primarie… Noi non li facciamo per votare ma per coinvolgere le persone, per la comunità come fattore costitutivo dell’Italia”.

L’iniziativa è stata accolta con favore da diversi esponenti del Pd, ma ha raccolto anche critiche.

L’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, su Twitter, ha manifestato le sue perplessità rivolgendosi al parlamentare (e renzianissimo) Ivan Scalfarotto.

“Ottima iniziativa Ivan – ha scritto Calenda – Ma cambiategli il nome. Comitati ritorno al futuro è = comitato Leopolda. Invece ne abbiamo bisogno come iniziativa che superi persino i confini del PD. È il momento di giocare largo non di chiudersi in un recinto per quanto bello e confortevole”.

Pronta la replica di Scalfarotto, che ha ringraziato Calenda per il suggerimento, mettendo l’accento sui problemi di “branding” del Pd.

Un riferimento, quello al branding, che non è piaciuto ad alcuni esponenti Pd.

Stefania Gasparini, assessore a istruzione e pari opportunita del Comune di Carpi e presidente della direzione provinciale Pd di Modena, ha ricordato a Calenda e Scalfarotto come parlare di branding significhi dimenticarsi dei problemi reali.

“Questione di branding’ esattamente la questione di quando abbiamo smesso di parlare di problemi veri. D’ora in avanti la chiameremo ‘questione di feeling’”

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