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Home » News

Migranti, frode nei centri di accoglienza: 5 arresti a Benevento

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Coinvolti anche un impiegato del ministero della Giustizia e un appartenente alle forze dell'ordine

Cinque persone sono state messe agli arresti domiciliari a Benevento con l’accusa di aver lucrato illecitamente sull’accoglienza ai migranti.

Tra le persone coinvolte ci sono un impiegato del ministero della Giustizia e un appartenente alle forze dell’ordine.

Gli indagati sono in tutto 42: le ipotesi di reato vanno dalla truffa ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche alla frode in pubbliche forniture, fino alla corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.

L’indagine, partita nel novembre 2015 e coordinata dalla procura di Benevento, ha avuto origine da un esposto e ha riguardato una serie di illeciti nella gestione dei centri di accoglienza per migranti della provincia.

È emerso un sistema criminale che sostanzialmente lucrava sulle assegnazioni pilotate dei migranti, sul sovraffollamento dei centri, sulla falsa attestazione di presenze degli ospiti, con la connivenza di alcuni pubblici dipendenti.

Gli arresti, disposti dal gip di Benevento, sono stati eseguiti dalla Digos e dai carabinieri del Nucleo investigativo e del Nas.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i migranti erano costretti a vivere in tuguri, ammassati anche in dieci in una stanza che poteva ospitarne al massimo quattro, i servizi igienici erano assolutamente insufficienti e le condizioni sanitarie erano ben al di sotto degli standard richiesti.

Inoltre, i centri riuscivano a ottenere l’autorizzazione dalla prefettura di Benevento grazie alla compiacenza di un funzionario.

Un carabiniere infedele avrebbe messo in guardia gli indagati.

Il principale accusato è Paolo Di Donato, ex amministratore del consorzio Maleventum, che gestisce diversi centri di accoglienza, tra cui quello di Sant’Agata de’ Goti, e oggi semplice consulente dello stesso consorzio.

L’uomo ha recentemente rinunciato alle cariche operative all’interno del consorzio dopo essere stato informato da un carabiniere infedele dell’indagine in corso a suo carico.

Secondo gli inquirenti, il sistema consentiva a Di Donato, grazie alla compiacenza del funzionario della prefettura, di ottenere l’assegnazione di migranti ben oltre le capacità dei centri a lui riconducibili.

Di Donato riusciva anche a ottenere più fondi di quelli previsti, non denunciando l’allontanamento di ospiti e gonfiando comunque i registri delle presenze.

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