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Bruciare le bandiere del M5s: la nuova “moda” per protestare contro le promesse non mantenute

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Bruciata la bandiera del Movimento 5 stelle. Un titolo così lo abbiamo letto per la prima volta in occasione della mobilitazione degli studenti a Milano che ha aperto l’autunno di proteste del mondo della scuola.

Poi è stata la volta degli attivisti No Tap, che hanno manifestato così tutto il loro dissenso contro la decisione del governo Conte di non fermare, come promesso dal Movimento 5 stelle con Alessandro Di Battista in testa, la grande opera che attraverserà la Puglia.

Quindi è stato il turno degli autisti Ncc e, oggi, dei “bus turistici”. Perché è anche in queste realtà che il Movimento 5 stelle ha fatto man bassa di voti. Ha coltivato il malcontento, ha fomentato la rabbia di varie organizzazioni. Più volte esponenti 5 stelle si sono messi alla testa della protesta.

Poi, una volta al governo – questa l’accusa – hanno abbandonato i loro elettori. Stavolta, come detto, è il turno dei bus turistici con molti mezzi che hanno bloccato piazza Venezia per protestare contro il nuovo regolamento della Giunta Raggi che vieta, a partire da gennaio 2019, il loro accesso nel centro storico.

E, come fatto dagli Ncc nei giorni scorsi, anche gli autisti dei bus turistici hanno dato fuoco a una bandiera dei 5 Stelle, mentre qualcuno gridava “Il vento sta cambiando”. 

Sui mezzi, in bella mostra, il cartello “Vendesi: bus e autista”. 

La motivazione della protesta è chiara: “Dal 1 gennaio molti di noi saranno disoccupati. Abbiamo già avuto un 10 per cento di cancellazione dei prossimi gruppi organizzati per il 2019″ ha spiegato all’Adnkronos Cinzia Renzi, presidente Assoviaggi Confesercenti. 

Il problema, però non riguarda solo Roma e Virginia Raggi: “I grandi tour operator stanno evitando la ‘programmazione Italia’”.

Dura la replica alla protesta della sindaca di Roma: “È inaccettabile che Roma sia tenuta sotto scacco dai bus turistici: il centro va subito liberato, sciogliete l’assemblea perché state paralizzando la città”. Poi l’attacco: “È finito il tempo in cui i bus turistici scorazzano per la città”.

Al centro il nuovo regolamento varato dall’amministrazione capitolina che vieta, dal 1 gennaio, di sostare nell’area centrale della città: chi vorrà attraversare Roma – senza parcheggiare il mezzo – per far scendere i turisti nei pressi dei più importanti monumenti dovrà pagare un ticket che va da 50 a 3.000 euro al giorno. In tutto tra i 5.400 e i 25 mila euro all’anno.

L’intera Ztl del Centro Storico sarà invece off limits: l’unica eccezione sono i pullman delle scolaresche in gita nella Capitale.

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