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“Sono andato a recuperare mio figlio 17enne nel boschetto della droga”: lo straziante racconto di un padre

Di TPI
Pubblicato il 1 Feb. 2019 alle 08:25 Aggiornato il 1 Feb. 2019 alle 08:26
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Immagine di copertina

“Ho vagato per ore tra le siringhe, gli sguardi vitrei. Speravo di vedere mio figlio e allo stesso tempo avevo il terrore di trovarlo”. Questa è solo una delle più strazianti immagini che emergono dalla testimonianza che il padre di un giovane tossicodipendente di Milano ha fatto al Corriere della Sera.

L’uomo si è addentrato nel boschetto della droga di Rogoredo, alla periferia sud-est del capoluogo lombardo, luogo noto per essere una delle principali piazze di spaccio in Italia. Voleva andare a recuperare il figlio di 17 anni, che da settimane era scappato di casa.

“C’era la festa di fine scuola media della sorellina. Mio figlio si bucava da tanto tempo, ma a casa ce n’eravamo accorti solo mesi prima, quando la situazione in un attimo è precipitata e lui se ne era andato da casa”, ricorda il padre.

“Mi è apparso davanti mentre tornavo verso la stazione di Rogoredo. Vomitava, aveva le convulsioni. Stava malissimo, in piena astinenza. Mi si è strizzato il cuore, chi non ha visto un figlio così non può sapere cosa si prova”.

L’uomo raconta poi che per far stare meglio il ragazzo, “con un dolore infinito” gli ha comprato una dose di eroina.

“Si è infilato dentro barcollando con me che lo seguivo come un’ombra. Si è iniettato la dose, mentre io mi voltavo dall’altra parte, perché quello era troppo, veramente troppo. Quando siamo usciti sembrava tornato d’improvviso lui. Era ‘fatto’ ma in un modo strano, grato perché gli avevo procurato la droga”.

“Siamo andati alla festa della scuola: ha visto sua sorella che suonava il clarinetto al saggio di fine anno, si è commosso lì, in mezzo a tutti. Poi abbiamo mangiato al buffet, siamo tornati a casa, si è fatto una doccia. Ha resistito fino a metà pomeriggio. Poi ha detto: ‘Devo andare’. È sparito per mesi”.

I fatti risalgono al 2017. Il ragazzo aveva iniziato a bucarsi due anni prima. “Non aveva dipendenza fisica”, ricorda il genitore. “Era solo più nervoso in casa, diceva più spesso ‘Mi state troppo addosso’, si chiudeva in camera… Ma quale adolescente non lo fa?”.

Un giorno l’uomo scoprì sul cellulare del figlio messaggi “che parlavano di dosi, foto di lui e dell’ex ragazza con le siringhe”: dopo un duro confronto in casa, il giovane scappò di casa.

“Gli mancavano solo 5 mesi al diploma, quando è crollato”, riflette amaro il genitore. “Aveva il sogno di diventare un grande chef, come Cannavacciuolo”.

Il giovane oggi ha accettato di entrare in un comunità di recupero: “Sappiamo che sarà lunga, dolorosa. Che le ricadute non saranno fallimenti ma parti del percorso”, dice l’uomo. “Se mi dicessero che tra sei mesi mio figlio non c’è più, prenderei ferie tutti i giorni e lo seguirei ogni attimo, ovunque. Anche all’inferno”.

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