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Boeri: “Manovra maschilista se manca il congedo di paternità”

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Credit: Afp

Il presidente dell'Inps commenta la legge di bilancio e la scelta di non rifinanziare il congedo di paternità, "uno strumento molto importante per promuovere un'uguaglianza di opportunità"

Consentire alle donne di andare in pensione prima, e mantenere la differenza di età tra generi per poter accedere al sistema pensionistico, può essere “una trappola” per le donne. È la sintesi del pensiero del presidente dell’Inps Tito Boeri, intervenuto a Bologna lunedì 5 novembre 2018 durante il convegno “Le donne nell’istituto, ieri, oggi, domani”.

Secondo Boeri, nella legge di bilancio c’è una matrice “maschilista” perchè non prevede di rifinanziare il congedo di paternità. “Era uno strumento molto importante per promuovere un’uguaglianza di opportunità perchè andava a intaccare un pregiudizio molto forte. Un pregiudizio che in Italia c’è soprattutto tra i datori di lavoro delle pubbliche amministrazioni, che tendono ad assumere prioritariamente gli uomini rispetto alle donne perchè pensano che le donne siano più costose”.

“È significativo che nell’atteggiamento di estrema attenzione alle istanze popolari, e nella volontà di rappresentare direttamente il popolo, ci sia una rappresentazione molto maschilista di necessità che verrebbero dal basso”, ha affermato il presidente dell’Inps.

L’uguaglianza di opportunità, secondo Boeri, si realizza nel momento in cui si verifica una maggiore presenza delle donne sul lavoro ma “in Italia si promuove semmai la partecipazione delle donne al non lavoro. E spesso nel non lavoro non c’è libertà di scelta, ma un obbligo, una spinta che viene da un minore potere contrattuale. Dare queste possibilità alle donne, spesso può essere anche una trappola perche’ non sono loro a decidere”.

“E il fatto di dire alle ‘permettiamo loro di andare in pensione prima’ non penso sia l’atteggiamento giusto”, ha evidenziato.

Per il presidente dell’Inps, “non è questo lo strumento che dà più possibilità di scelta alle donne perchè finisce per indebolire anche il loro potere contrattuale all’interno delle loro famiglie. L’Italia è il paese in cui la somma delle ore passate sul lavoro retribuite e quelle passate fuori dal mercato del lavoro, lavorando a casa, è più alta per le donne rispetto agli uomini. In altri paesi invece c’è una spartizione molto più egualitaria di questi due momenti e attività”, ha concluso.

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