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Blitz contro i furbetti del cartellino in un ospedale di Napoli, 55 arresti tra medici e infermieri

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I dipendenti indagati strisciavano i badge di colleghi assenteisti. Tra i casi emersi, quello di un medico che risultava al lavoro mentra giocava a tennis

A Napoli 55 dipendenti dell’ospedale Loreto Mare di Napoli sono finite agli arresti domiciliari il 24 febbraio, con l’accusa di truffa ai danni dello Stato e falsa attestazione di presenza per assenteismo. Gli arresti sono scattati nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri del Nas (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità) partita due anni fa, che vede indagate anche altre 39 persone.

Attraverso l’uso telecamere nascoste, piazzate all’ingresso del nosocomio, i militari dell’Arma hanno scoperto centinaia di episodi in cui i dipendenti strisciavano sui rivelatori magnetici decine di badge di altri colleghi, assenti dal posto di lavoro  

Agli atti dell’indagine, oltre 500 ore di filmati, ma anche il resoconto di intercettazioni e pedinamenti. Tra le 55 persone arrestate ci sono anche un neurologo, un ginecologo, nove tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, sei impiegati amministrativi, nove tecnici manutentori e 11 operatori sociosanitari.

Sin dall’inizio dell’indagine, secondo gli inquirenti, è emersa “una prassi consolidata consistente nella strisciatura plurima dei badge da parte di dipendenti che facevano risultare ingresso e presenza di colleghi assenti e impegnati in faccende private”. I controlli sul posto hanno fatto emergere anche l’assenza di dipendenti dell’Ufficio rilevazioni presenze e assenze, cioè del personale che avrebbe dovuto assicurare i controlli per il rispetto delle clausole contrattuali.

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Secondo quanto è emerso dall’inchiesta, uno di loro, in orario di servizio, andava a fare lo chef in una struttura alberghiera vicino a Nola. Due operatori sociosanitari avrebbero utilizzavano fino a venti badge, strisciandoli nella macchina marcatempo quotidianamente, a seconda dei turni di servizio dei colleghi da coprire. Tra gli assenteisti c’era anche chi andava in taxi a giocare a tennis, o a far compere in gioielleria.

Secondo quanto riferito in conferenza stampa dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, che ha coordinato l’inchiesta delegata al pm Ida Frongill, le assenze del personale in servizio al Loreto Mare hanno causato in tre mesi un danno erariale di circa 38mila  euro. Il fenomeno, come ha sottolineato il procuratore facente funzioni Nunzio Fragliasso, era diffusissimo ed esteso a tutti i reparti, inclusi il Pronto soccorso e la sala operatoria.

Per evitare il blocco del servizio in ospedale, il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare,  ha autorizzato 50 dei 55 destinatari ad andare al lavoro. “Una contrappasso dantesco”, ha commentato D’Avino. “Coloro che lasciavano l’ospedale per andare a fare altro ora sono obbligati a lavorare e subito dopo a tornare a casa”, ha sottolineato il pm. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali. Nei confronti dei medici che avevano violato il patto di esclusiva è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di 300.000 euro.

I 55 arresti sono scattati in attuazione del decreto Madia, emanato dal governo per punire  ci cosiddetti “furbetti del cartellino”.

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