Fiumicino, un’avvocata denuncia: “Alla dogana un poliziotto mi ha detto che non posso essere europea perché sono nera”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 7 Mar. 2019 alle 15:36
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Immagine di copertina

“Un agente mi ha detto che non posso essere europea perché sono nera”. È la denuncia di Esohe Aghatise, avvocata e cittadina italiana.

La donna racconta la storia di cui è stata protagonista, suo malgrado, sul suo profilo Facebook.

Di ritorno da Londra insieme a un’amica, Aghatise si mette in fila per il controllo passaporti, dalla parte dell’uscita dei cittadini europei, quando un poliziotto le dice di cambiare in fila e andare tra i passaporti extraeuropei.

All’inizio la donna non capiva, era incredula, poi ha cercato di dire all’agente che era nella fila giusta, essendo cittadina italiana. Gli animi iniziano a scaldarsi, Aghatise dice all’uomo di essere razzista, lui nega. Ne nasce un caso. “Ho trovato molto preoccupante il fatto che fosse giovanissimo, avrà avuto una ventina di anni”, dice la donna al Fatto Quotidiano.

Qui il racconto integrale:

“Aeroporto di Roma. Scendo dall’aereo, in arrivo da Londra e mi dirigo verso la dogana. Al bivio dei passaporti: cittadini europei e tutti gli altri mi giro verso l’uscita cittadini europei. Ero in compagnia di Julie Bindel. Un giovane della dogana mi ferma e mi dice che dovrò andare dall’altra parte, nell’uscita tutti i passaporti. Dico no, sono nel posto giusto. Lui insiste. Chiede di vedere se davvero ho un passaporto europeo. “No!”, dico. “Sa, so leggere io!” Non capisce. Julie gli chiede perché ha fermato solo me e non lei e tutti gli altri. Dice che mi trovavo nella fila sbagliata. Chiedo perché. Risponde: “Lei è di pelle scura e non può essere europea”. 

“Davvero?!!! Razzista! Reagiamo fortemente e Julie sta per iniziare a firmare cio che sta accadendo. Arriva un collega del giovane a sbollire la situazione. Siamo di fretta. Abbiamo un treno da prendere per Napoli e dobbiamo andare. Che rabbia! Il giovane insiste comunque di avere ragione. Nega di essere razzista perché: “sa, ho parenti africani”. Lo rende ancora peggio. Ma lui non capisce comunque. Lo invito a tornare a scuola. Quel livello di ignoranza è pericoloso particolarmente in questi tempi di Salvini”, conclude la donna.

L’amica giornalista di Aghatise, Julie Bindel, prova a filmare la scena, ma i poliziotti intervengono per impedirglielo.

“Contatteremo l’aeroporto per sporgere denuncia e non appena Julie Bindel sarà arrivata a Londra racconterà questa storia sulla stampa inglese”, ha detto la donna al Fatto Quotidiano.

“Ho paura per i miei figli, di padre italiano e di nome italianissimo, ma ai quali qualcuno una volta ha chiesto con insistenza l’origine geografica”, ha proseguito l’avvocata sfogandosi.

La paura più grande è una: cosa succederà di questo passo, se atteggiamenti simili dovessero diventare la normalità?

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