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Perché il viaggio del presidente iraniano Rouhani è stato annullato

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La giornalista Tiziana Ciavardini racconta come, secondo lei, gli attentati di Parigi sarebbero avvenuti anche per impedire il viaggio in Europa del presidente iraniano

Era tutto pronto a Roma per ricevere il presidente iraniano Hassan Rouhani che oggi, 14 novembre, avrebbe dovuto incontrare il premier Matteo Renzi ai musei capitolini, papa Francesco e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Una città blindata per consentire in serenità la prima visita in Europa del presidente iraniano. Un presidente moderato che vuole aprire l’Iran all’occidente, un presidente diverso dai predecessori che sfida gli ultraconservatori con riforme e proposte di aperture alla giovane popolazione iraniana.

Attendevamo tutti il presidente oggi convinti che non fosse solo una visita per scambi bilaterali ma anche una visita di pace. Un incontro distensivo come non si era visto negli ultimi dieci anni. L’Italia e la Francia avevano puntato su Rouhani anche per la lotta contro l’Isis, quello Stato islamico che di islam ha ben poco. 

I fatti drammatici di Parigi di ieri sera, 13 novembre, hanno impedito la visita del presidente. Con una comunicazione ufficiale da parte del ministro degli Esteri Javad Zarif, poche ore dopo le drammatiche notizie dalla Francia, le tv iraniane annunciavano la disdetta da parte del presidente iraniano del viaggio in Italia e in Francia, da attuare prossimamente.

È troppo presto per rilevare in questa triste coincidenza motivi di incontro. 

Allo stesso tempo, non sarebbe troppo avventato affermare che oggi l’Iran inizi a far paura a quei Paesi che per troppi anni hanno avuto il monopolio sull’Europa. Ottenuta la rimozione delle sanzioni sarà una potenza regionale, e questo non piace.

In molti preferivano l’Iran chiuso, quello teocratico, quello che non tiene conto dei diritti umani, in cui donne, giornalisti e minoranze etniche sono discriminate e soggette a restrizioni. Hassan Rouhani tutto questo lo vuole cambiare, modificare, e trovare una via d’uscita da quell’ala di ultraconservatori che ostacola ogni sua proposta. 

Oggi l’Iran oltre a fare i conti con i problemi interni deve anche preoccuparsi di come gestire quello Stato islamico chiamato Isis che tanto ci tiene a mostrare un islam da condannare.

I quotidiani italiani oggi ci mostrano quell’islam che ieri ha ucciso a sangue freddo gente inerme senza colpe, ma quell’islam è un islam ‘malato’ o semplicemente non è islam ma solo ‘terrorismo’. Dovremmo riflettere sulla vicenda e riflettere su chi in particolare abbia la volontà di creare un islam da odiare.

Dobbiamo comprendere che il terrorismo non ha mai una razza, non ha una religione, è solo terrore e deve essere condannato in tutte le sue forme. Un terrore che vuole impedire la ‘conoscenza’ e che altro non fa che alimentare islamofobia. Certezze di chi si cela dietro l’Isis ancora oggi non ne abbiamo.

Non sappiamo esattamente da chi venga finanziato e a volte le appararenze ci offuscano la mente e non vediamo che vi sono dinamiche, interessi economici globali troppo complicati e difficili per noi da comprendere.

In questa ottica l’Europa deve compattarsi e considerare urgentemente l’Iran come un possibile interlocutore per una lotta diretta all’Isis.

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