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Due medici non obiettori aiuteranno davvero le donne che devono abortire?

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Il San Camillo di Roma ha assunto due medici non obiettori con l'obbligo di praticare le interruzioni di gravidanza. TPI ha raccolto opinioni contrastanti in merito

Si è concluso il 21 febbraio il concorso indetto dall’ospedale San Camillo di Roma che ha selezionato due medici da assegnare al “Day Hospital e Day Surgery per l’applicazione della legge 194”. I vincitori sono medici non obiettori, selezionati con bando apposito per le interruzioni di gravidanza e prenderanno servizio agli inizi di marzo.

Un bando assai contrastato perché non consente, come previsto dalla legge, il diritto all’obiezione di coscienza nei sei mesi di prova, e nemmeno in un tempo successivo, pena il trasferimento in altri ospedali su base regionale.

Dopo l’ufficializzazione delle assunzioni è insorta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin sostenendo che “la legge non prevede assunzioni specifiche per medici non obiettori”. Nel frattempo, il presidente dell’ordine dei medici di Roma, Giuseppe Lavra, ha chiesto al presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, di revocare un atto definito “iniquo”. 

“Non c’è nulla di iniquo, perché nel testo del bando si fa riferimento solo alle funzioni da svolgere”, ha affermato Zingaretti, come riporta l’Ansa. “Oltretutto il bando è del 2015, è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale e pertanto meraviglia che l’ordine dei medici di Roma non conosca i contenuti di tali atti”. 

La regione spiega inoltre che prima di bandire il concorso era stata percorsa la strada della mobilità sia volontaria sia interregionale, senza successo.

Per l’associazione medici cattolici italiani si tratta di una “grave discriminazione”, mentre per la Cei “si snatura l’impianto della Legge 194”.

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Beatrice Brignone, deputata della Camera del gruppo misto Alternativa Libera-Possibile, il 23 febbraio 2016, insieme a Giuseppe Civati, aveva proposto alcune modifiche alla legge 194. Il dibattito su tali modifiche è al momento fermo e assegnato alla XII commissione Affari Sociali. 

“Ho scritto al direttore del San Camillo per complimentarmi”, ha raccontato la deputata Brignone a TPI. “La decisione di costituire un’equipe per l’interruzione di gravidanza è una bella novità che mi auguro sia seguita in tutta Italia. Si forma un’equipe per un fine specifico, in questo caso l’interruzione di gravidanza, quindi va da sé che chi viene assunto deve avere caratteristiche specifiche, quindi non essere obiettore è naturale. È una soluzione che si muove nel rispetto della legge e delle sue finalità e non posso che compiacermene. Speriamo ci sia un effetto domino”.

Elisabetta Canitano, medico non obiettore e presidente dell’associazione no profit Vita di Donna, che da circa 12 anni fornisce gratis consulenze, assistenza per qualsiasi problema di salute della donna, nel commentare la notizia per TPI si è detta soddisfatta. Ma è dubbiosa sulle concrete ricadute positive di tale scelta sulle donne che oggi nel Lazio hanno necessità di interrompere la gravidanza.

“Dal punto di vista teorico è una scelta positiva per l’applicazione della legge, ma i problemi restano”, spiega Canitano. “Esistono tanti ospedali nel Lazio nei quali la legge non viene applicata. Il San Camillo è uno dei pochi ospedali dove è possibile effettuare le interruzioni di gravidanza senza problemi, cosa che non accade altrove. Vedo ancora tante donne della provincia doversi alzare presto la mattina per venire ad abortire in città. Perché la regione non prova a far applicare la legge negli altri istituti sanitari?”. 

“Ingenuamente la regione ha creduto di poter risolvere i problemi assumendo due medici non obiettori e obbligandoli a prestare servizio di interruzione di gravidanza”, continua la dottoressa. “Posso affermare che diverse colleghe non obiettrici non vogliono essere assunte con l’imposizione di praticare gli aborti. Mi domando perché al Policlinico non sia somministrata la pillola abortiva RU48. Perché la regione non provvedere a sistemare l’organizzazione della sanità per l’intera regione? Si è voluto fare un gran gesto con una legalità non limpidissima, un atto di eroismo che non sistema nulla. Se si volevano migliorare veramente la condizione delle donne ci si doveva muovere verso un’uniformità delle procedure”.

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— LEGGI ANCHE: Riuscire ad abortire in Italia non è solo una questione di obiezione di coscienza

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