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Arresto Battisti, Antonio Di Pietro a TPI: “Gioisco con Salvini per la cattura di un criminale strafottente che ha irriso l’Italia”

L'ex magistrato Antonio Di Pietro commenta a TPI la cattura del latitante che è stato fermato in Bolivia ed estradato in Italia

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 14 Gen. 2019 alle 11:44 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:24
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Immagine di copertina

“Alcuni hanno criticato l’eccesso di protagonismo di Salvini ma essere riusciti, finalmente, a riportare in carcere in Italia un latitante di quel tipo è un fatto di cui dobbiamo essere tutti contenti ed orgogliosi, e il fatto che questo orgoglio lo esprima il ministro dell’Interno, ossia colui che è a capo degli organi di polizia che hanno fatto questa operazione, deve essere visto non come un’invasione di campo, ma come un gesto di orgoglio che si riverbera su tutti noi”.

> Qui gli aggiornamenti sull’arrivo di Cesare Battisti in Italia

Con queste parole Antonio Di Pietro, ex ministro alle Infrastrutture ed ex magistrato italiano commenta a TPI la cattura del latitante Cesare Battisti[chi è Cesare Battisti] che è stato fermato in Bolivia il 13 gennaio ed estradato in Italia il 14. Battisti sarà poi trasportato al carcere romano di Rebibbia, dove sconterà 30 anni di carcere.

Chi è Cesare Battisti?

Era ed è un criminale. Battisti non era il classico latitante nascosto in qualche posto oscuro e sconosciuto, era un latitante che scriveva libri li presentava, faceva manifestazioni pubbliche. Cesare Battisti si vantava del proprio essere e se ne poteva vantare in quanto coccolato e protetto non da altri delinquenti, ma da massime istituzioni e massime cariche politiche.

Cosa accadrà ora? Ergastolo o 30 anni, cosa prevale?

Facciamo un distinguo tra piano tecnico e piano sostanziale. Sul piano sostanziale, Battisti ha più di 60 anni, 30 anni o l’ergastolo è la stessa cosa. Resta però il rispetto di un principio:non dovrà più uscire di prigione, non solo perché a suo tempo è stato condannato all’ergastolo, ma perché per decine e decine di anni si è sottratto alla pena e ha irriso il nostro Paese andando a vantarsi di ciò che hai fatto. Certamente non può parlarsi di una misura detentiva diversa da quella per cui è stato condannato in via definitiva, ossia l’ergastolo.

Sul piano tecnico si poteva porre un problema se Battisti fosse stato arrestato in Bolivia e veniva tradotto in Brasile, in quanto ha violato anche delle norme brasiliane. Ma è stato arrestato in Bolivia, Stato che non ha fatto nessun accordo con l’Italia, sul piano tecnico è un non problema quello di dire che l’Italia a suo tempo ha firmato un accordo a 30 anni pur di averlo.

Nè credo che per come si sia comportato finora si possa pensare di dargli, cammin facendo, degli sconti di pena, per quanto mi riguarda io credo che non li meriterà.

I familiari delle vittime hanno gioito dell’arresto, “giustizia è stata fatta”. In molti hanno sottolineato il fatto che si sia tornati a parlare di “terrorista” e non di “ex terrorista”.

È una persona che ancora vede lo Stato come un qualcosa cui mettersi contro. È assolutamente un terrorista.

Come commenta l’annuncio con cui il ministro Salvini ha dato la notizia? Qualcuno lo accusa di essersi appropriato di una vittoria della giustizia in modo propagandistico.

Alcuni hanno criticato l’eccesso di protagonismo di Salvini ma essere riusciti, finalmente, a riportare in carcere in Italia un latitante di quel tipo è un fatto di cui dobbiamo essere tutti contenti ed orgogliosi, e il fatto che questo orgoglio lo esprima il ministro dell’Interno, ossia colui che è a capo degli organi di polizia che hanno fatto questa operazione deve essere vista non come un’invasione di campo, ma come un gesto di orgoglio che si riverbera su tutti noi.

Quindi condivido il gesto di orgoglio di Salvini, non condivido le affermazioni in cui dice “abbiamo finalmente preso un assassino comunista”. L’assassino è tale sia se di destra sia se di sinistra. Noi siamo orgogliosi perché abbiamo riportato in Italia un assassino. L’etichetta da comunista non è qualcosa in più, sempre criminale resta.

Fossi stato in Salvini avrei evitato di aggiungere la parola “comunista”, in quanto non tutti i criminali sono comunisti e viceversa, è un’affermazione politica che limita il senso di orgoglio espresso da Salvini in cui io mi ritrovo.

È una vittoria italiana, ma se non ci fosse stato Bolsonaro le cose sarebbero andate così?

No, io conosco la realtà brasiliana perché ho tanti rapporti con il mondo accademico e quello dell’opinione pubbica. Dopo che tutte le corti avevano disposto l’estradizione di Cesare Battisti, l’ex presidente Lula ha dimostrato di aver svenduto il proprio ruolo trovando per lui sempre un salvacondotto

Non condivido Bolsonaro su tante cose, ma bene ha fatto a dire: “questo è un delinquente che in Italia ha ammazzato le persone, vada a scontare la sua pena in Italia”.

E se invece non ci fosse stato Salvini?

Chi conosce la storia di Bolsonaro sa che a prescindere da Salvini, Bolsonaro avrebbe compiuto questa operazione anche con Gentiloni, per dimostrare il suo polso duro. Non bisogna criticare Salvini per aver interagito con Bolsonaro. Il ministro ha fatto bene ha stabilire quel filo diretto che ne ha permesso la cattura. Tanto è vero che Battisti è stato costretto a scappare e poi è stato catturato.

Io di Salvini non condivido tante cose, ma che abbia contribuito a tenere in piedi l’attenzione delle istituzione brasiliane su questo personaggio lo apprezzo, perché no.

Chi lo ha coperto in questi anni?

Quando Battisti ha avuto a che fare con la giustizia, i giudici hanno fatto il loro dovere. Battisti si dichiara vittima di un complotto politico, se lo fosse stato davvero, sarebbe venuto in Italia ad affrontare la giustizia e a far valere le proprie ragioni, non a sfotterla.

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