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Angelo Aquaro, muore il vicedirettore di Repubblica: il commovente ricordo dei suoi colleghi

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 12 Apr. 2019 alle 13:17 Aggiornato il 12 Apr. 2019 alle 13:28
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Immagine di copertina

Angelo Aquaro, vicedirettore di Repubblica, si è spento a Roma a 53 anni.

La notizia è stata data dallo stesso quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, che ha pubblicato nella giornata di giovedì 11 aprile un lungo articolo in cui i suoi colleghi lo ricordano con grandissimo affetto e parlano della sua lunga e brillante carriera.

Originario di Martina Franca, in Puglia, Angelo aveva iniziato scrivendo per la Gazzetta di Parma, per poi spostarsi a Sette del Corriere della Sera e arrivare alla direzione del Venerdì insieme a Laura Gnocchi.

Angelo è stato inoltre corrispondente in Cina e negli Stati Uniti e più di recente si occupava di Robinson, l’inserto culturale domenicale di Repubblica.

L’articolo che lo ricorda non è certo una banale biografia di un uomo che svolgeva con eccezionale bravura e grande dedizione il suo lavoro, ma una commovente descrizione di chi era Angela, come uomo prima che come giornalista. Nonostante il suo lavoro fosse una delle parti più importanti della sua vita.

Riportiamo qui di seguito uno stralcio di quel bellissimo articolo che farà riecheggiare la natura del vicedirettore nell’eternità:

“Viveva praticamente in redazione. Non la lasciava neanche per la pausa pranzo: gli bastava un gelato per tirare avanti fino a sera, indifferente ai nostri consigli di seguire una dieta più sana […]. Solo Angelo poteva dirigere dal letto di un ospedale Robinson, il settimanale culturale che gli venne affidato da Mario Calabresi. Anche durante le cure continuò a fare titoli e ordinare pezzi. Tutto bene? Tutto bene, Angelo. Ottimo, sempre ottimo. Era un entusiasta vero: non c’era palla che rimanesse nel suo campo, pronto a restituirtela indietro con doppia piroetta. Nessuno tra noi lo ricorda mai angosciato o di cattivo umore. Delle cose coglieva sempre il lato positivo. E quando protestavamo per i suoi titoli un po’ azzardati, a ricalco delle canzonette, assumeva quella sua espressione divertita e mite a cui si perdonava tutto. Una volta tornato al giornale, fu felice che il neodirettore Carlo Verdelli gli affidasse nuove responsabilità da vicedirettore. Per l’8 marzo ci fece trovare le mimose sul tavolo: era la prima volta che le regalava, c’erano tante cose da festeggiare, non solo le donne. Solo qualche settimana fa era contento di coprire il turno di un intero week end in redazione: non gli capitava da tempo, di stare da solo al timone di Repubblica. E finalmente ritrovava l’adrenalina del quotidiano, fino a notte avanzata, per le elezioni in Basilicata. Ce l’aveva fatta. E se ne poteva tornare a casa tranquillo, sapendo di aver fatto la sua buona battaglia. È morto da vivo, Angelo.”

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