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“Anche il suicidio è un diritto fondamentale dell’essere umano”

La bioeticista Luisella Battaglia, membro del comitato nazionale di bioetica del Consiglio dei ministri, risponde alle domande di TPI sulla scelta compiuta da Fabiano

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 27 Feb. 2017 alle 17:33
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Immagine di copertina

Il 27 febbraio 2017 Fabiano Antoniani, ex dj di 39 anni, cieco e tetraplegico dal 2014 è morto in una clinica svizzera dove si è sottoposto al suicidio assistito.

Nell’ordinamento italiano l’eutanasia e il suicidio assistito sono atti entrambi punibili dagli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale. Al momento, l’unica discussione parlamentare in materia di fine-vita è quella sul testo di legge sul testamento biologico, denominato Dichiarazioni anticipate di trattamento.

In Italia non è ancora prevista alcuna legge che determini la libertà individuale delle persone di poter scegliere quando e come porre fine alla propria vita in particolari circostanze psicofisiche. Il dibattito sul tema è sempre motivo di scontro tra appartenenti al mondo ecclesiastico, medici – obiettori e non – bioeticisti e politici.

La bioeticista Luisella Battaglia, professoressa ordinaria di filosofia morale e bioetica all’università degli studi di Genova e al Suor Orsola Benincasa di Napoli, nonché membro del comitato nazionale di bioetica del Consiglio dei ministri, risponde alle domande di TPI sulla scelta compiuta da Fabiano e sul diritto di poter determinare la propria morte in modo autonomo.

Dottoressa, come valuta la scelta di Fabiano che è ricorso al suicidio assistito?

Si tratta di una libertà fondamentale che ogni persona possiede o dovrebbe possedere: la libertà di stabilire quando è il momento di prendere congedo dalla propria vita, specialmente in condizioni di grande sofferenza, di disagio inenarrabile come quello in cui viveva Fabiano. Credo che questo sia ciò che uno stato di diritto debba garantire sempre.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

Come giudica l’ordinamento italiano, nel quale non è attualmente possibile per le persone compiere queste scelte in piena libertà?

Ho sentito testimonianze di persone che incitavano Fabiano a resistere, persone sofferenti che io naturalmente rispetto, ma il “dolorismo” non può essere una scelta che noi imponiamo agli altri, sono valutazioni di natura personale che obbediscono a visioni del mondo e a ideali che appartengono a una parte della popolazione, non a tutti.

Dobbiamo avere lo stesso rispetto per chi ha preso una decisione diversa dalla nostra. Uno stato di diritto questo lo deve garantire e, contestualmente, deve mantenersi rispettoso di quelle che sono le opzioni personali. Deve garantire che possano esserci le condizioni affinché tali libertà siano esercitate.

In questo caso bisogna dire che il nostro non è uno stato di diritto, perché è uno stato che oggi impedisce a una persona il suicidio, e anche il suicidio è una libertà fondamentale.

Per ben tre volte il dibattito al parlamento sul testamento biologico è stato rimandato, come spiega questa resistenza?

Il dibattito è stato rimandato perché siamo ancora prigionieri di una visione di stato etico, ossia di uno stato che ha un’immagine morale da imporre. Il nostro stato è fedele alla linea dettata dalla chiesa cattolica secondo cui la vita non è un qualcosa di cui disporre, ma questa concezione viene imposta sia all’inizio che alla fine della vita.

La legge 40 – quella sulla fecondazione assistita – è un esempio clamoroso di uno stato che non è rispettoso delle opzioni plurali. Piuttosto preferisce imporre un tipo di scelta ben lontana dalla libertà. E anche se la legge 40 è stata progressivamente smantellata – in oltre 10 anni – oggi ci troviamo in una situazione abbastanza analoga con il fine vita.

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Inizio e fine vita sono argomenti ancora molto delicati che dividono l’opinione pubblica…

Sta succedendo qualcosa di molto bizzarro. Secondo la morale religiosa, all’inizio della vita la tecnologia è respinta, alla fine della vita la tecnologia è voluta.

Intendo dire, la diffidenza tipica delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti delle tecnologia all’inizio della vita, come il divieto di fare interventi di procreazione assistita, fa sì che venga esaltata la naturalità dei processi. Paradossalmente alla fine della vita è come se la tecnologia riprendesse immediatamente tutti i suoi diritti, e quindi l’individuo divenisse prigioniero di quella stessa tecnologia.

Ora francamente bisognerebbe riflettere su questo. Mi piace ricordare un’immagine di Bobbio che spesso cito ai miei studenti. Il filosofo sosteneva che lo stato etico è come un generale che impone la direzione, e quindi tutti i soldati devono seguirlo. Mentre lo stato di diritto è un vigile, e un vigile non impone direzione alcuna, bensì regola il traffico e impedisce gli scontri.

Questa è una bella immagine: si tratterebbe di un’Italia civile, dove gli scontri non dovrebbero esserci.

Molti medici sono spaventati dall’approvazione di una legge sull’eutanasia e sul testamento biologico, c’è ancora molta confusione…

Il testamento biologico lo terrei da parte. Sono favorevolissima alle dichiarazioni anticipate di trattamento, fatte col massimo rispetto della volontà del soggetto, ma in questo caso è un soggetto che parla di qualcosa che dovrà avvenire, se mai avverrà.

Per l’eutanasia parliamo di un soggetto che attualmente compie la sua scelta, è un po’ improprio mettere le cose sullo stesso piano. Ciononostante questo non deve esonerarci dal dire che dobbiamo impegnarci tutti affinché una buona leggere sul testamento biologico venga approvata.

Al dì la di quello che possiamo pensare, la vita come dono, la visione religiosa della vita, la vita di cui viene evidenziata la qualità sono tutte opzioni personali. Lo Stato deve garantire che a ciascuno sia data la possibilità di essere fedele a una di queste.

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