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Home » News

Vi racconto perché abbiamo creato “Ah ma non è Lercio” e qual è la nostra missione

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TPI ha intervistato Nicolò Ormesi, uno dei fondatori della pagina Facebook che raccoglie link di testate giornalistiche con i titoli più assurdi e curiosi

“Quando la realtà supera l’ironia, quando la grammatica è fantascienza, quando informare è sinonimo di divertire… non ci resta che piangere. Quindi facciamoci due risate per l’involontaria ironia del paese e del mondo in cui viviamo, ma incazziamoci anche, un pochettino. Se i giornalisti vogliono divertire, che facciano i comici”. 

Questo è il manifesto con cui si presenta “Ah ma non è Lercio”, la pagina Facebook da oltre 380 mila follower che condivide articoli di testate giornalistiche – nazionali e non – per intrattenere gli utenti, ma anche per spronare l’autocritica dei quotidiani, “sempre più indirizzati verso un certo tipo di giornalismo troppo teso al clickbaiting e al sensazionalismo”. 

TPI ha intervistato Nicolò Ormesi, uno dei fondatori della pagina, per capire meglio come il sorprendente sviluppo di movimenti di “protesta scherzosa” possa contribuire a cambiare il modo di fare giornalismo. 

Quando è nata la pagina?

La pagina che oggi conosciamo come “Ah ma non è Lercio” è nata nel 2010 con un altro nome, quando ancora non esisteva Lercio.it, il noto sito di parodia e satira. Quando abbiamo visto che Lercio acquistava credibilità, ho deciso con dei mie amici di cambiare nome e puntare sul gioco di parole. I gestori di Lercio non hanno fatto problemi e ci hanno inviato i complimenti per il lavoro che stavamo facendo.

Come funziona la pagina e perché l’avete creata?

La pagina vive grazie alle tante segnalazioni degli utenti che ci indicano per messaggio tutti gli articoli con i titoli più assurdi o con le notizie talmente curiose da sembrare inverosimili. Le segnalazioni arrivano senza ritorno di popolarità: lo si fa più con uno scopo divulgativo.

Non intendiamo entrare in meccanismi di lucro. Vogliamo intrattenere e in qualche modo smuovere le coscienze dei lettori e smontare un certo modo di fare giornalismo, che è diventato insostenibile.

Come scegliete gli articoli da condividere?

Dipende da diversi fattori. Prima di tutto condividiamo gli articoli il cui titolo sembra davvero una notizia inventata o che potrebbe essere stata ideata da Lercio. Poi vediamo di mediare con notizie curiose, d’intrattenimento.

Evitiamo di mettere articoli il cui titolo è spudoratamente orientato al clickbaiting, perché alcuni non fanno nemmeno più ridere.

A volte però condividete anche articoli che in apparenza non hanno nulla di strano o di “condannabile”…

Può capitare che decidiamo di condividere articoli ben scritti e il cui titolo non ha nulla che tragga in inganno, solo perché il contenuto della notizia può risultare davvero curioso e paradossale. Cerchiamo di restare in equilibrio tra la “denuncia” e l’intrattenimento.

Cosa pensi del modo di fare giornalismo oggi?

Trovo che il giornalismo sia cambiato in questi anni, e un po’ sia anche migliorato. Mi piace pensare che sia anche grazie a pagine e attività simili alla nostra che cercano di far fare maggiore autocritica. È bello pensare che finalmente se ne parla. 

Ci rendiamo conto, anche come lettori, che le logiche dell’informazione si sono dovute assoggettare a meccanismi più commerciali per sopravvivere nell’era di internet. Ma probabilmente il giornalismo ha dimenticato la sua missione, la sua funzione di servizio ai cittadini. 

È tutta colpa dei giornalisti?

Internet è nato per condividere idee e contenuti, ma il sistema è mutato dalla nascita di YouTube nel 2005, che ha portato un’involuzione. Si è spostata tutta l’attenzione sull’individuo, sulla spettacolarizzazione e commercializzazione di sé, trasformando il web in una lotteria della fama, dove vince chi ha più successo come persona e non per quello che fa o produce o pensa.

Tutto si fa in quest’ottica, e anche il giornalismo ha dovuto cedere il passo a un’informazione più emozionale e, di contro, meno efficace. 

Che progetti avete per la pagina?

Se entriamo nel gioco economico finiremo anche noi per diventarne schiavi. Per ora deve restare un qualcosa che facciamo per divertimento, senza altri scopi.

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