Chi è l’agente provocatore previsto dal Ddl Anticorruzione

L'agente speciale può utilizzare anche tecniche di corruzione

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 13 Dic. 2018 alle 16:56 Aggiornato il 13 Dic. 2018 alle 17:06
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Immagine di copertina
Credit Flikr
Il Ddl Anticorruzione prevede la nuova figura dell’agente sotto copertura.
Qui abbiamo spiegato cosa prevede il Ddl Anticorruzione.
La proposta – Il disegno di legge ridefinito “spazzacorrotti” è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 settembre 2018 e il Senato ha dato il via libera alla fiducia sul ddl Anticorruzione e, nello specifico, al maxi-emendamento che sostituisce integralmente il testo. Tra le altre cose, il decreto propone di introdurre nel nostro ordinamento la figura dell’agente sotto copertura, o agente infiltrato, anche per i delitti di corruzione.

Agente sotto copertura e agente provocatore – L’agente sotto copertura, o infiltrato, è un appartenente alla polizia giudiziaria che penetra in una organizzazione criminale, partecipando alla commissione di qualche reato, per acquisire elementi di prova nell’immediatezza del fatto o nel momento in cui l’attività criminosa è in corso di esecuzione.

Borderline – Non è netta  la distinzione tra l’infiltrato e l’agente provocatore, colui cioè che istigando od offrendo l’occasione, provoca la commissione di reati al fine di coglierne gli autori in flagranza o, comunque, al fine di farli scoprire e punire.

L’agente deputato a indagini di questa natura non è punibile se si limita ad osservare, controllare e contenere i comportamenti illeciti altrui con la conseguenza che al di fuori di questo perimetro la sua attività potrebbe essere qualificata in termini di reato, salvo espressa indicazione normativa.

Insomma, il fine giustifica i mezzi in questo caso.

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