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Home » Esteri

Trump critica la Cina per le svalutazioni dello yuan e le ingerenze nel mar cinese

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Pechino, riconosciuto dagli Stati Uniti come unico legittimo governo della Cina, alcuni giorni fa aveva protestato per la telefonata di Trump alla presidente di Taiwan

Il presidente eletto Donald Trump ha pubblicato domenica 4 dicembre una serie di tweet in cui criticava la Cina per la sua politica monetaria e le ingerenze nel Mar cinese meridionale.

“La Cina ci ha forse chiesto se fosse ok svalutare la loro moneta (rendendo più difficile la competizione per le nostre imprese), tassare pesantemente i nostri prodotti nel loro paese (noi non lo facciamo con i loro) o costruire un grande complesso militare nel mezzo del Mar cinese meridionale? Non credo!”, ha scritto il futuro inquilino della Casa Bianca su Twitter.

Gli Stati Uniti hanno in passato criticato l’eccessiva svalutazione dello yuan operata da Pechino, sostenendo che danneggia le aziende americane e favorisce illegittimamente le esportazioni cinesi.

Washington inoltre ha chiesto in più occasioni a Pechino di non tentare di impossessarsi delle isole contese del mar cinese meridionale, reclamate anche da altre nazioni del sudest asiatico e per questo ha inviato alcune navi militari nell’area. Entrambe le parti si sono scambiate l’accusa reciproca di voler militarizzare la regione.

Gli Stati Uniti attualmente impongono tariffe su alcune importazioni cinesi, come l’acciaio e i pneumatici, e Trump durante la campagna elettorale ha minacciato di estendere dazi fino al 45 per cento su tutti i beni provenienti dallo stato asiatico.

Alcuni giorni fa Trump aveva rischiato una crisi diplomatica con Pechino, parlando telefonicamente con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen: la prima fatta da un presidente americano da quando gli Stati Uniti hanno riconosciuto il governo di Pechino come l’unico legittimo della Cina.

I media cinesi hanno scritto che la telefonata tra Trump e la presidente di Taiwan Ing-wen ha mostrato “l’inesperienza” del tycoon e della sua squadra in tema di affari esteri.

Il vice presidente eletto Mark Pence ha cercato di gettare acqua sul fuoco, definendo il colloquio “una telefonata di cortesia” per tentare di sminuirne la rilevanza politica.

Gli Stati Uniti riconoscono Pechino come unico governo della Cina, ma allo stesso tempo non ritengono legittime le pretese dello stato asiatico su Taiwan. Pechino, infatti, considera l’isola come una sua provincia e ha minacciato di utilizzare la forza nel caso in cui essa dichiarasse formalmente la sua indipendenza.

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