Tutto quello che c’è da sapere sui vaccini
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Tutto quello che c’è da sapere sui vaccini

Quando sono stati inventati i vaccini? Come funzionano? Sono pericolosi? Quali malattie sono state debellate? Le risposte alle domande più comuni sui vaccini

06 Mar. 2017  

Tutti credono di saperne più degli altri quando si parla di vaccini. La confusione sul tema è grande ed è capace di dividere l’opinione pubblica. Eppure non si tratta di opinioni, ma di scienza.

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Da una parte c’è la comunità scientifica, e chi di questa si fida. Dall’altra chi grida al complotto, alla disinformazione, alla libertà di scelta. In oltre un secolo di storia i vaccini hanno salvato milioni di vite e impedito a numerose epidemie di diffondersi.

Ma siamo sicuri di sapere veramente cosa sono e come funzionano i vaccini? Ecco le dieci risposte alle domande più comuni sul tema.

Quando sono stati scoperti i vaccini?

Nel 1796, il medico inglese Edward Jenner si accorse che le donne addette alla mungitura delle vacche contraevano spesso il vaiolo bovino, ma difficilmente quello umano. Utilizzò il pus di una lesione da vaiolo bovino (virus Vaccinia) per immunizzare un bambino di 8 anni contro il vaiolo umano. Ed effettivamente notò che il bambino non contrasse la malattia, ben più grave di quella bovina.

Il nome vaccino deriva proprio dal virus Vaccinia. Questo è il principio su cui si basano ancora oggi i vaccini, anche se la tecnica di preparazione si è raffinata.

Come funzionano i vaccini?

L’immunizzazione, o vaccinazione, si basa sulla somministrazione di una piccolissima quantità di un agente infettivo inattivato (virus o batterio, ucciso o attenuato) o di componenti del microrganismo resi sicuri, come antigeni importanti o sostanze che alcuni microorganismi producono, o di proteine ottenute sinteticamente.

In questo modo si evoca una risposta immunologica simile a quella prodotta dall’infezione naturale senza però causare la malattia e le sue complicanze.

Il principio usato dalla vaccinazione è quello della memoria immunologica, quella capacità del nostro sistema immunitario di ricordare le sostanze estranee che hanno attaccato il nostro organismo e contro le quali sono prodotti anticorpi specifici.

La vaccinazione simula il primo contatto con l’agente infettivo per stimolare il sistema immunitario e aumentare la concentrazione di cellule e anticorpi specifici in modo che si possa neutralizzare il microrganismo, nel caso in cui sia effettivamente incontrato.

Da cosa sono costituiti i vaccini?

I vaccini sono costituiti da agenti infettivi uccisi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni importanti o da sostanze che alcuni microorganismi producono e che sono adeguatamente trattate per perdere la tossicità. I costituenti del vaccino, quindi, sono antigeni utilizzati per stimolare il sistema immunitario.

I vaccini contengono, generalmente, anche acqua sterile o una soluzione fisiologica a base salina. Alcuni vaccini possono contenere in piccole quantità un adiuvante, una sostanza che stimola la componente innata della risposta immunitaria, simulando maggiormente il primo contatto con un microrganismo. 

Con la vaccinazione, in alcuni casi i batteri e i virus sono introdotti nell’organismo già uccisi, quindi non più in grado di causare malattia ma ancora sufficienti a stimolare una risposta immunologica.

In altri casi i batteri e i virus sono attenuati, ossia non uccisi, ma modificati in modo da non essere più attivi. Esempi di vaccini attenuati sono il vaccino Sabin contro la poliomielite e il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (Mpr)

Quali malattie sono state debellate grazie ai vaccini?

Le vaccinazioni hanno fatto sì che il vaiolo fosse eradicato a livello globale nel 1980. L’ultimo caso conosciuto di vaiolo nel mondo è stato diagnosticato nel 1977 in Somalia. Si tratta dell’unica malattia a oggi completamente debellata e per la quale non è più necessaria la vaccinazione. 

La poliomielite è stata eliminata da varie regioni del mondo, in America, nella regione del Pacifico Occidentale e in Europa nel 2002, ma non è ancora completamente debellata. In Italia, nel 1958, furono notificati oltre 8mila casi di polio. L’ultimo caso americano risale al 1979, mentre nel nostro paese è stato notificato nel 1982. Attualmente la poliomielite è endemica in Afghanistan, Nigeria e Pakistan.

Le incidenze di altre malattie, come il morbillo, la rosolia, la pertosse, la parotite, la meningite da Haemophilus influenzae (Hib) sono diminuite notevolmente.

Con eradicazione si intende la debellazione completa e definitiva della malattia, del suo agente causale. Per eliminazione si intende l’interruzione della trasmissione endemica di una malattia in una determinata area geografica, con assenza di casi autoctoni di malattia.

Con l’eliminazione di una malattia da una determinata area geografica rimane il rischio di reintroduzione della malattia da altre aree dove questa è ancora presente oppure di contrarre la malattia durante un viaggio all’estero.

Quali sono i vaccini obbligatori in Italia?

In Italia l’obbligo vaccinale risale ad almeno un secolo fa, in seguito alla diffusione di malattie che avevano provocato migliaia di morti. Il primo vaccino a essere introdotto fu quello contro il vaiolo, nel 1888, seguito da quello contro la difterite che fu introdotto nel 1939, contro la poliomielite nel 1966, tetano nel 1968 e l’epatite B nel 1991.

Tutte queste vaccinazioni, tranne quella contro il vaiolo che non è più necessaria, sono oggi ancora obbligatorie.

Accanto ai vaccini obbligatori esistono anche altri vaccini raccomandati. A partire dal nuovo piano Nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 entrambe le categorie saranno incluse nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ossia le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione, ticket. 

Tra le vaccinazioni raccomandate c’è quella contro l’Haemophilus influenzae tipo B (Hib), pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella, meningococco C, pneumococco, influenza e papillomavirus. 

Quali sono le malattie prevenibili con il vaccino?

Le malattie prevenibili grazie ai vaccini sono colera, difterite, encefalite da morso di zecca (TBE), encefalite giapponese, epatite A, epatite B, febbre gialla, gastroenterite da rotavirus, herpes zoster, papilloma virus, influenza, malattie da meningococco, malattie da haemophilus B, morbillo, parotite, pertosse, pneumococco, poliomielite, rabbia, rosolia, tetano, tifo, varicella.

In Italia l’introduzione del vaccino contro la pertosse ha permesso di ridurre notevolmente i casi di malattia, dagli oltre 13mila casi all’anno all’inizio del 1990 alle poche migliaia di oggi. Nel 1998 ci sono stati 6.891 casi di pertosse. Con la vaccinazione, nel 2008, ci sono stati 268 casi, con un’incidenza di 0.4 per 100.000 abitanti.

Per quanto riguarda la difterite, nel 2011 sono stati segnalati all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) 4.880 casi contro i 97.164 verificatisi nel 1980. 

Cosa prevede il Piano Nazionale Vaccini 2017-2019?

Nelle nuove linee guida del piano sono previste sanzioni per i medici antivaccinisti, l’indicazione per una legge nazionale che vincoli l’accesso alla scuola all’aver effettuato le vaccinazioni e l’introduzione di nuovi vaccini gratuiti.

Il piano riprende gli obiettivi del Piano d’azione Europeo per le vaccinazioni 2015-2020 e prevede l’inserimento di nuove vaccinazioni gratuite. Nel primo anno di vita, a tre mesi, si avrà diritto ad accedere gratuitamente all’antimeningococco B e al rotavirus, che si aggiungono alle prime dosi di polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo B.

Nel secondo anno, a 13-15 mesi, si farà la prima vaccinazione contro la varicella. Già erano previste quelle contro morbillo parotite, rosolia e meningococco C. A 12. Si farà l’anti Hpv (papillomavirus) ai maschi, il tetravalente del meningococco (cioè A, C, Y e W), e il richiamo dell’antipolio. L’Hpv era passato solo per le femmine. A 65 anni è previsto, in via facoltativa, l’antipneumococco e l’antizoster.

Per le nuove vaccinazioni è stata stanziata una copertura finanziaria di 100 milioni di euro nel 2017, 127 milioni di euro nel 2018 e 186 milioni di euro nel 2019. Secondo il piano sarà possibile un accordo con i produttori di vaccini per permettere di diminuire il costo unitario delle dosi in proporzione al raggiungimento di tassi di copertura via via più elevati. 

Le nuove vaccinazioni introdotte rappresenteranno un risparmio annuo di 200 milioni di euro. Il piano ha l’obiettivo generale di armonizzare le strategie vaccinali in tutto il paese per garantire alla popolazione, indipendentemente da luogo di residenza, reddito e livello socioculturale, i benefici di questa pratica medica. 

Quali sono le attuali coperture vaccinali in Italia? 

Nel 2015 per polio, tetano, difterite, epatite B, pertosse, emofilo b si è arrivati al 93,4 per cento di copertura, ben sotto la soglia di allarme del 95 per cento. Questo livello è considerato il minimo necessario per avere un efficace effetto gregge, ossia per proteggere non solo i vaccinati, ma anche chi, per vari motivi non può accedere alla vaccinazione, ma può comunque godere di un’immunità collettiva.

Le uniche coperture che mostrano un incremento del dato nazionale sono pneumococco e meningococco. La copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed Haemophilus influenzae è stata del 93,4 per cento, in calo rispetto agli anni precedenti (94,7 per cento nel 2014, 95,7 per cento nel 2013 e 96,1 per cento nel 2012).

I dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia sono passati dal 90,4 per cento nel 2013 all’85,3 per cento nel 2015. Solo sei regioni hanno superato la soglia del 95 per cento per la vaccinazione antipolio, mentre 11 sono addirittura sotto il 94 per cento. 

“L’introduzione delle vaccinazioni ha consentito nel tempo di ridurre la diffusione di alcune malattie gravi e mortali o addirittura di eliminarle”, si legge sul Piano nazionale. “Paradossalmente è stato proprio il successo delle vaccinazioni a creare problemi nella loro accettazione, poiché la diminuzione di frequenza di queste malattie prevenibili ha portato a una diminuzione della percezione della loro gravità”.

I vaccini sono pericolosi?

Se per “vaccino sicuro” si intende un prodotto che è totalmente esente da effetti collaterali, allora nessun vaccino è sicuro al 100 per cento.

Se per sicuro si intende un vaccino che solo molto raramente può provocare effetti collaterali seri – considerati accettabili proprio perché quel vaccino difende da un pericolo più grande rappresentato dalla malattia – allora un vaccino può essere definito sicuro.

I vaccini attualmente disponibili devono passare rigorosi test di controllo prima di essere approvati per l’uso. Dopo una vaccinazione si possono manifestare eventi avversi.

In alcuni casi sono segni di normale risposta dell’organismo, come la febbre, o legate a una predisposizione individuale come le convulsioni febbrili. Gli eventi indesiderati possono essere solo temporalmente coincidenti con la vaccinazione o esserne correlati. Anche in quest’ultimo caso gli eventi che si manifestano possono rappresentare solo una risposta dell’organismo al vaccino somministrato, una manifestazione clinica simile alla malattia che si vuole prevenire oppure una reazione avversa il cui nesso di causalità va appurato.

Tra le controindicazioni vi sono reazioni allergiche, anche gravi, l’encefalopatia, disturbi neurologici e altri. In alcuni casi specifici, la vaccinazione può essere controindicata oppure può essere necessario prendere precauzioni.

La comunità scientifica è tuttavia concorde nel dire che è di gran lunga preferibile il rischio di un danno da vaccino che esporre una persona al rischio della malattia che quel vaccino previene. 

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