Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 04:10
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

La suprema corte egiziana conferma dieci condanne a morte per le violenze allo stadio di Port Said

Immagine di copertina

Negli scontri avvenuti a febbraio 2010 durante una partita di calcio morirono 73 tifosi. I Fratelli musulmani accusarono i sostenitori del deposto rais Hosni Mubarak

La Corte superiore egiziana ha confermato il 20 febbraio le condanne a morte per dieci uomini accusati di aver preso parte agli scontri avvenuti l’1 febbraio 2010, nello stadio di Port Said, nel nord est del paese.

Le violenze scoppiarono mentre era in corso la partita di calcio tra la squadra locale e una dei club più quotati del campionato egiziano, l’Al-Masry, per poi degenerare alla fine del match in una maxi rissa durante un’invasione di campo.

Negli scontri morirono 73 tifosi, 47 le persone arrestate dalla polizia. Il governo del Cairo definì la vicenda come “il peggior disastro della storia del calcio egiziano”. Vista la lunga storia di ostilità tra le tifoserie delle due squadre, sfociata più volte in violenti scontri, tutti i media del paese parlarono di “guerra pianificata”, ma alcuni partiti imputarono i fatti di Port Said al movente politico. In particolare, i Fratelli musulmani puntarono il dito contro i sostenitori del deposto presidente Hosni Mubarak.

Le indagini chiarirono che la maggior parte delle vittime furono schiacciate dalle migliaia di persone in fuga dalla struttura. Altre furono scaraventate dalle tribune dello stadio.

L’altra Corte egiziana ha anche confermato la condanna di altre 39 persone, con pene comprese tra i 15 e gli cinque anni di carcere. 

Tre anni dopo, l’8 febbraio del 2015, violentissimi scontri si verificarono al Cairo tra gli ultrà del club Zamalek e le forze di polizia, nei pressi dello stadio principale della capitale egiziana. Il bilancio fu di 22 morti e decine di feriti.

**Non restare fuori dal mondo. Iscriviti qui alla newsletter di TPI e ricevi ogni sera i fatti essenziali della giornata.**

Ti potrebbe interessare
Esteri / Sparatoria alla cena di Trump, uomo continua a mangiare mentre scoppia il panico
Esteri / Un’ex modella porno tra i sabotatori di Nord Stream 2: “La più coraggiosa dei sommozzatori”
Esteri / Trump insulta la giornalista dopo il fallito attentato: "Non sono un pedofilo, vergognati”
Ti potrebbe interessare
Esteri / Sparatoria alla cena di Trump, uomo continua a mangiare mentre scoppia il panico
Esteri / Un’ex modella porno tra i sabotatori di Nord Stream 2: “La più coraggiosa dei sommozzatori”
Esteri / Trump insulta la giornalista dopo il fallito attentato: "Non sono un pedofilo, vergognati”
Esteri / Il medico di Gaza in carcere in Israele senza processo: domani Hussam Abu Safiya rischia altri sei mesi di prigione
Esteri / DeepSeek presenta in Cina il nuovo programma di intelligenza artificiale V4
Esteri / Netanyahu: "Avevo un tumore alla prostata. Ma grazie a Dio ho sconfitto anche lui"
Esteri / Il figlio muore a 23 anni, la mamma decide di ricorrere al suicidio assistito: “Senza di lui non esisto”
Esteri / "Il ministro degli Esteri dell'Iran atteso in Pakistan per riprendere i colloqui con gli Usa"
Esteri / Meta licenzierà un dipendente su 10 per finanziare gli investimenti nell’Intelligenza artificiale
Esteri / Aveva scommesso sulla caduta di Maduro subito prima del raid: arrestato un soldato delle forze speciali Usa