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“No alle riaperture per Natale, la terza ondata sarebbe letale per anziani e disabili”: l’appello delle Rsd lombarde

Tre realtà storiche quali Fondazione Sacra Famiglia, Piccolo Cottolengo di Don Orione e Associazione La Nostra Famiglia prendono una posizione netta sulla situazione pandemica: "Assurdo parlare di piste da sci: una nuova impennata dei contagi non farebbe bene nemmeno all'economia"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 2 Dic. 2020 alle 14:53 Aggiornato il 2 Dic. 2020 alle 14:56
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Tre delle più importanti associazioni lombarde dedicate all’assistenza dei disabili lanciano un grido di allarme con una lettera aperta che definiscono “una supplica, più di un appello”. Fondazione Sacra Famiglia, Piccolo Cottolengo di Don Orione e Associazione La Nostra Famiglia mettono nero su bianco il dramma delle RSD (Residenze Sanitarie per Disabili), che al pari delle RSA sono a rischio per via della fragilità delle persone che accolgono.

“Lavoriamo in strutture residenziali per disabili, spesso con gravi patologie, tutti con grandi fragilità” – si legge nella lettera – “Sostenuti da ogni possibile iniziativa di relazione che li aiuti a fronteggiare questa difficilissima situazione lontano dai loro familiari, i nostri operatori stanno tenendo duro. Stiamo lottando contro il virus, per arginarlo quando colpisce, potendo contare solo sulle nostre forze perché gli ospedali possono fare poco per le persone che seguiamo. Abbiamo subito la seconda ondata. Gli attuali numeri di contagiati, soprattutto nelle regioni più colpite è altissimo. E tanti contagiati vuol dire che il virus prima o poi entra in contatto con i disabili fragili, nonostante precauzioni e grande impegno”.

Il messaggio poi va a toccare uno dei temi caldi rispetto al modo di fronteggiare l’epidemia: “Il virus, come gli stessi esperti asseriscono, deve essere sconfitto sul territorio, deve essere arginato prima che entri in contatto con ambienti comunitari come i nostri”.

Un’opera di prevenzione che, soprattutto con l’approssimarsi del periodo festivo, rischia seriamente di essere compromesso da scelte sbagliate: “Nonostante i numeri, nonostante gli appelli alla prudenza da parte degli scienziati, sentiamo però parlare di riaperture: dei ristoranti, dei bar, delle scuole…magari delle piste da sci”.

Per questo i vertici delle associazioni fanno appello “alle istituzioni, alle organizzazioni sociali, alla popolazione tutta” con un monito molto sentito: “Facciamo attenzione! Non vorremmo che si preparasse la terza ondata di privazione e morte, mentre non è ancora in vista la fine della seconda. Quali vantaggi economici deriverebbero da una altalenante apertura e chiusura di interi comparti? Non sarebbe più saggio un fortissimo impegno nelle prossime settimane per un approccio rigoroso che abbassi i contagi almeno ai livelli di giugno?”.

Su questo argomento, le associazioni prendono posizione anche rispetto al dibattito che riguarda il delicato equilibrio tra le ragioni della profilassi e quelle dell’economia: “Una terza ondata non farebbe bene a nessuno: né agli studenti costretti a ritornare alla didattica a distanza, né ai negozianti, né ai ristoratori, né agli operatori turistici. E una terza ondata per i disabili fragili sarebbe letale. Per questo non facciamo solo un appello, ma una supplica. Facciamo prevalere la prudenza e la saggezza, sono in gioco vite umane di cui siamo tutti corresponsabili”.

I firmatari della lettera, come detto, rappresentano i ruoli apicali delle storiche realtà che tutelano i disabili. Per la Fondazione Sacra Famiglia il Presidente Don Marco Bove, il direttore generale Paolo Pigni e il direttore sanitario Carla Dotti. Per il Piccolo Cottolengo di Don Orione il Direttore Don Pierangelo Ondei e per l’Associazione La Nostra Famiglia la Presidente Luisa Minoli e la Direttrice Generale Regionale Francesca Pedretti, quest’ultma insignita solo pochi giorni fa della “Rosa Camuna”, la più importante onorificenza della Regione Lombardia, quale riconoscimento di ‘“impegno, operosità, creatività e ingegno” profuso nel suo lavoro.

Sarebbe davvero contraddittorio non raccogliere un segnale così forte ed autorevole.

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