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La testimonianza di Luca Paladini, fondatore dell’organizzazione antifascista “Sentinelli”, ricoverato al San Carlo di Milano per Covid-19

Il fondatore dei "Sentinelli", organizzazione laica e antifascista, è nello stesso ospedale dove si trova suo padre e sta ricevendo testimonianze di affetto e solidarietà da tutta la città

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 26 Apr. 2020 alle 10:40
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Immagine di copertina
Sara Magri e Luca Paladini

Una testimonianza diretta sulla situazione dei ricoverati per Coronavirus arriva da Luca Paladini, che dallo scorso 12 aprile è ricoverato al San Carlo di Milano. In città Paladini è molto conosciuto, in quanto fondatore dei “Sentinelli”, l’organizzazione laica e antifascista che si batte per contro le discriminazioni e violenze che colpiscono la vita di molti: dagli omosessuali ai migranti, dalle vittime di stalking alle vittime di razzismo, dalle donne ai malati desiderosi di un fine vita dignitoso. Lo scorso gennaio ha partecipato con Fiorella Mannoia alla spedizione in Africa, dove Amref porta avanti progetti di contrasto alla violenza di genere rappresentata dalle Mutilazioni Genitali Femminili.

I Sentinelli sono nati nel 2014 quasi per caso, come reazione parodistica alle “Sentinelle in Piedi” che invece manifestavano contro il disegno di legge di Ivan Scalfarotto, contro la discriminazione basati sull’orientamento sessuale. In breve tempo il loro attivismo è diventato un punto di riferimento a livello nazionale e anche all’estero, con diverse formazioni locali nate sull’esempio del gruppo originario milanese.

Anche per questo ha suscitato molta attenzione la vicenda di Paladini, che all’inizio di aprile ha dovuto ricoverare d’urgenza suo padre, di 84 anni, dopo che una clinica privata lo aveva dimesso spiegando che la sua era “solo una bronchite, senza alcun aspetto virale”.

La sua vicenda familiare è quindi diventata pubblica, perché tale è il ruolo che rivestono sia Paladini, sia il suo compagno, col quale nel 2017 ha celebrato un’unione civile officiata da Lella Costa. Anche lui si chiama Luca e, dopo alcuni sintomi febbrili, per fortuna sta meglio.

Per Paladini, invece, è stato necessario il ricovero. Un paziente per certi versi speciale, perché diversi operatori del San Carlo già lo conoscevano per il suo impegno sociale. “Mannaggia, Luca. Sarebbe stato meglio conoscerci in piazza o a San Siro. Neanche per il mio matrimonio mi vestirò così bene. L’ho fatto solo per te”, scrive Sara Magri su Facebook, postando il suo selfie col fondatore dei Sentinelli.

Dopo qualche giorno di apprensione per fortuna Paladini sta meglio ed è stato trasferito in una stanza dalla quale vede lo stadio di San Siro, assaggio di normalità per un acceso tifoso dell’Inter quale egli è.

Tuttavia la partita non è ancora vinta e, sempre tramite social network, Luca fornisce una significativa testimonianza sulla vita in reparto: “Notte quasi in bianco. Il trasferimento in uno stanzone a quattro è stato un disastro. Ma non sono certo le ore di sonno il problema, quelle si recuperano”.

“Mi pongo piuttosto interrogativi di altra natura. Siamo in quattro, ma con una condizione di salute molto differente. Il nostro tasso di viralità è assolutamente differito. Chi è qui da un giorno, chi da due settimane e c’è persino un signore degente da più di un mese”.

“Partendo dal presupposto che non c’è un esperto in materia che può giurare sul fatto che puoi non riprendere il virus, potenzialmente io, vista la quantità di tempo trascorsa dall’esito del tampone, potrei già essermi rinegativizzato. Ma ora a 80 centimetri mal contati di distanza ho una persona che (povera) appena ospedalizzata tossisce, starnutisce in continuazione oltre ad avere la febbre.
Lui si, sicuramente ancora positivo”.

“Degli altri due ignoro il quadro clinico, a parte il fatto che pure dai loro letti giungono spesso rumori di starnuti. Io sono assolutamente consapevole che non c’è ospedale al mondo che può gestire in termini di spazio un paziente a camera”.

“Razionalmente ragiono anche sulla scarsissima possibilità che possa risuccedere di finirci dentro, ma come ho già scritto questa è stata un’esperienza talmente devastante anche in termini psicologici, che devi combattere pure contro i fantasmi nati nella tua testa e allora anche i pensieri più brutti trovano il loro spazio. Sono le 7.00. Aspetto il primo prelievo della giornata”

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