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Migranti, affonda un barcone nel mar Egeo: 9 morti, tra cui 7 bambini

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Credit: Afp

Il gruppo era partito, usando un'imbarcazione di fortuna, dalla penisola di Kusadasi, città costiera della Turchia

Almeno nove migranti, tra cui sette bambini, sono morti questa mattina nel naufragio di un barcone nel mar Egeo. Lo riporta l’agenza di stampa turca Anadolu.

Il gruppo era partito nella notte, usando un’imbarcazione di fortuna, dalla penisola di Kusadasi, città costiera della Turchia, e ha poi cercato di raggiungere i confini greci dell’area Schengen. Dopo avere ricevuto l’allarme, la guardia costiera turca è intervenuta con un elicottero e due motoscafi, riuscendo a salvare quattro persone e a recuperare i cadaveri.

In base alle testimonianze dei migranti, il naufragio è avvenuto nella notte e non ci sono dispersi.

La Turchia è la via principale per i rifugiati che cercano di raggiungere l’Europa via terra e via mare dall’Asia, in particolare da quando ha avuto inizio la guerra civile in Siria.

Nei primi sette mesi del 2018, la Guardia costiera turca ha fermato almeno 14.470 persone che cercavano di raggiungere l’Europa, con un aumento del 60 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In questo periodo, almeno 96 tra migranti e rifugiati sono morti dopo essere salpati dalle coste turche verso la Grecia.

Il ministero dell’Interno turco ha fatto sapere che a luglio ha arrestato 383 sospetti trafficanti di esseri umani.

Tra i migranti detenuti nel corso del 2017 in Turchia, circa 15mila persone provenivano dal Pakistan. Seguivano gli afghani, pari a circa 12mila, mentre i siriani ammontavano a circa 10mila persone. A partire dal 2016, il numero di migranti in transito in Turchia è aumentato del 60 per cento.

Secondo i nuovi dati diffusi dall’Unhcr, più di 1.500 tra rifugiati e migranti hanno perso la vita mentre cercavano di attraversare il Mediterraneo, considerata dall’Agenzia come la rotta marittima più letale del mondo.

Il numero di migranti arrivati sulle coste europee si è ridotto rispetto agli anni precedenti, ma a una riduzione degli arrivi ha fatto da contraltare un aumento del numero dei morti. Rispetto allo stesso periodo del 2017, scrive l’Unchr, sono state 600mila le persone che hanno perso la vita “segnando un ritorno ai livelli pre-2014”. “Tuttavia, ogni 31 persone che hanno tentato la traversata nei mesi di giugno e luglio, una risulta morta o dispersa, rispetto a 1 su 49 nel corso del 2017”.

L’Agenzia per i rifugiati ha sollecitato “gli Stati e le autorità che si trovano lungo le rotte di transito a fare tutto il necessario per smantellare e fermare le reti di trafficanti”.

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