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Strage di Erba, Selvaggia Lucarelli: “In un paese civile Le Iene andrebbero chiuse ora”

La polemica, diffusasi anche sul web, è sorta dopo la trasmissione di un servizio del programma Mediaset

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 31 Gen. 2019 alle 15:19 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:32
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Immagine di copertina

Con la messa in onda di un nuovo servizio de Le Iene incentrato sulla Strage di Erba – uno speciale trasmesso su Italia 1 il 29 gennaio 2019 – la giornalista Selvaggia Lucarelli ha espresso la sua sul caso usando un tono polemico.

“Dopo il servizio de #LeIene con pesanti insinuazioni su Pietro Castagna, figlio, fratello, zio delle vittime della tragedia di Erba, oggi l’uomo si è svegliato così. Con il popolino che ora lo vede come un assassino. In un paese civile questo programma andrebbe chiuso ora”, ha scritto Lucarelli su Twitter.

La posizione dell’opinionista è stata appoggiata da una buona parte del web, che non ha apprezzato le insinuazioni avanzate dal programma Mediaset. Sui social si legge: “Dopo il servizio su #RosaeOlindo, #LeIene va ufficialmente catalogato fra i #programmidem***a”.

“Che schifo #LeIene. Programma disgustoso che, con questa campagna diffamatoria a spese della famiglia #Castagna, ha veramente scavato in fondo del barile”, appare tra i commenti. E ancora: “#LeIene se ne fregano della giustizia italiana. Pietro Castagna da oggi ha la propria immagine diffamata da una trasmissione giornalettistica. Programma da chiudere”.

La reazione della famiglia Castagna

A pochi giorni dal lancio del servizio il 31 gennaio 2019 è arrivata la risposta della famiglia Castagna. Un comunicato stampa che è stato segnalato dalla stessa Lucarelli su Facebook: “A dodici anni da un dramma che ha strappato nel sangue la nostra famiglia, dopo tre gradi di giudizio seguiti con dolorosa pazienza in ogni udienza, interrogatorio, analisi di prove e dopo tre sentenze di colpevolezza ormai definitive, vorremmo solo vivere le nostre vite”.

Pietro e Beppe Castagna hanno poi scritto: “Abbiamo sempre preferito il silenzio, cercando di imitare l’esempio di nostro padre. Tuttavia, da aprile dello scorso anno sino a ieri, siamo stati fatti oggetto di un’incredibile e ingiusta campagna di sospetti, con azioni radio-televisive rivolte non a una asserita verità e nemmeno a un esercizio (sterile) di revisione di prove già spese e a processi ormai esauriti, ma a insinuare nel pubblico un sospetto infame su Pietro”.

“Abbiamo deciso di non sopportare oltre, chiedendo giustizia a chi è chiamato per ruolo ad affermarla e dando così incarico al nostro legale di perseguire ogni diffamazione, specie se insinuante”, hanno aggiunto i due.

“Le Iene non si sono limitate a una discutibile affermazione di innocenza, ma si sono abbandonate a subdole insinuazioni di colpevolezza, annunciate sin dai promo: inaccettabili, per la gravità assoluta del crimine anche solo avvicinato a Pietro. Per questo affideremo ai giudici la valutazione su ogni affermazione diffamante, tanto più se insinuata: il dolore resta, ma il rispetto di ruoli, funzioni, lavoro e persone va difeso” ha concluso la famiglia Castagna.

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