Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:59
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Gossip

Perché ci sono delle scritte in arabo su un abito funerario vichingo

Immagine di copertina

Un gruppo di ricercatori svedesi ha trovato alcuni caratteri arabi ricamati su un vestito funerario vichingo risalente a un periodo compreso tra il IX e il X secolo. La scoperta pone nuovi interrogativi sui possibili rapporti tra i popoli scandinavi e l’Islam.

Se ti piace questa notizia, segui TPI Pop direttamente su Facebook

Il vestito è stato ritrovato circa un secolo fa all’interno dei resti di una nave funeraria vichinga ed è rimasto tutti questi anni in un magazzino, finché non è stato nuovamente esaminato da una squadra di archeologi tessili dell’università svedese di Uppsala.

L’abito si presenta in tutto e per tutto con il tipico aspetto di un vestito funerario vichingo ma, a un’analisi più attenta, è emersa la presenza di un intreccio di fili di seta e argento che formano le scritte “Allah” e “Ali” in caratteri arabi.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Il tessuto è stato ritrovato nell’area di Birka e Gamla Uppsala, non lontano dalla capitale Stoccolma, ed è stato esaminato dalla ricercatrice Annika Larsson dell’Università di Uppsala, che ha notato come i materiali con cui la scritta in arabo è stata realizzata provengono da un’area compresa tra la Persia, l’Asia centrale e la Cina.

Secondo la stessa ricercatrice, il ricamo che ha analizzato non assomiglia a nulla che abbia mai visto in anni di lavoro in Scandinavia, ma li trova ben più simile a opere viste in Spagna, soprattutto risalenti alla dominazione araba.

È stato grazie a questa intuizione che la Larsson ha capito come il piccolo ricamo – di appena un centimetro e mezzo – che stava cercando di decifrare era scritto in arabo cufico – uno stile calligrafico originario dell’Iraq – e non erano simboli da ricercare nella cultura vichinga o norrena.

Ha così trovato che i due nomi scritti sono Allah e Ali – quarto imam dell’Islam -, e continuando le ricerche in altri tessuti funerari della zona ha visto che i due nomi compaiono anche altre volte (in circa dieci casi su cento tessuti analizzati), e sempre in coppia.

Ma come mai nella Scandinavia del X secolo, un territorio dove all’epoca era ancora ben radicata la mitologia norrena e si affacciava progressivamente il cristianesimo, così distante geograficamente e culturalmente dalla zona dove all’epoca era diffuso l’Islam, si potevano trovare riferimenti musulmani?

Questo è il grande enigma che ora gli storici e gli archeologi sono chiamati a risolvere. Secondo la Larsson, infatti, non si può escludere completamente che le persone sepolte fossero di fede musulmana. “Le analisi sul DNA dei resti umani rinvenuti in numerose tombe vichinghe mostra come ci siano in alcuni case corrispondenze con popolazioni provenienti dalla Persia”, ha aggiunto la Larsson.

Tuttavia, la stessa ricercatrice ha notato come tuttavia i vichinghi possano aver avuto contatti con popolazioni musulmane e preso da loro alcuni aspetti del rito funebre, mutuandone anche in alcuni casi l’utilizzo di nomi e caratteri della loro cultura.

Da diversi anni numerosi storico confermano come ci siano stati contatti tra vichinghi e popolazioni islamiche. Nel 2015, sempre nella città di Birka, è stato trovato un anello d’argento con scritto “per Allah” sempre in caratteri cufici. Questo tipo di scrittura è originario della città di Kufa, in Iraq, e si è diffuso a partire dal VII secolo a partire da quell’area.

Nell’ultima scoperta, tuttavia, è da registrare anche la presenza del nome Ali, figura importantissima per l’Islam ma soprattutto per gli sciiti, che lo riconoscono come la figura che ha raccolto l’eredità spirituale di Maometto. Secondo Amir De Martino, dell’Islamic College di Londra, la presenza del nome di Ali di base dovrebbe indicare una vicinanza all’Islam sciita, ma la mancanza della dicitura “vali Allah” – amico di Allah – accanto al nome di Alì lo farebbe risultare inusuale per un manufatto sciita.

Per via di questa mancanza, infatti, per De Martino potrebbe più probabilmente trattarsi di un’opera copiata in maniera parziale, senza per forza conoscerne il significato.

Se questa notizia ti è piaciuta, abbiamo creato una pagina Facebook apposta per te: segui TPI Pop

Ti potrebbe interessare
Gossip / Alessandra Moretti risponde a Massimo Giletti: “Non tollero intromissioni nella mia vita privata”
Gossip / Rita Dalla Chiesa: “Derubata da un venditore ambulante al cimitero”
Gossip / Verissimo, l’appello di Lulù Selassié in lacrime a Manuel Bortuzzo
Ti potrebbe interessare
Gossip / Alessandra Moretti risponde a Massimo Giletti: “Non tollero intromissioni nella mia vita privata”
Gossip / Rita Dalla Chiesa: “Derubata da un venditore ambulante al cimitero”
Gossip / Verissimo, l’appello di Lulù Selassié in lacrime a Manuel Bortuzzo
Gossip / Michelle Hunziker di nuovo innamorata: ecco chi è Giovanni Angiolini, la nuova fiamma della conduttrice svizzera
Gossip / Siparietto in ascensore, Chiara Ferragni domina Fedez in altezza: lui non la prende bene… Video
Gossip / “Ho bloccato suo padre su Instagram”: Lulù risponde a Manuel Bortuzzo dopo la fine della loro relazione
Gossip / Guerra in Ucraina, Pechino: “Non vogliamo terza guerra mondiale”
Gossip / Elodie e Marracash, ritorno di fiamma? La coppia torna a frequentarsi
Gossip / Will Smith e Jada Pinkett a un passo dal divorzio: “Si parlano a malapena”
Gossip / Ritorno di fiamma tra Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi? La coppia avvistata in montagna