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Padre tiene segregate in casa e violenta le figlie disabili per 10 anni: una resta incinta due volte

Di Antonio Scali
Pubblicato il 23 Feb. 2019 alle 11:10 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:54
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Immagine di copertina

Un vero e proprio incubo quello che per anni hanno vissuto due gemelle di 22 anni, segregate in casa e ripetutamente violentate. Ad architettare il tutto il padre delle due, che in un paio di occasioni ha anche messo incinta una di loro. Una storia tremenda, durata dieci anni, durante i quali l’uomo ha tenuto le due figlie, mentalmente disabili, segregate in casa e incatenate al letto, ridotte alla fame e più volte picchiate con calci e pugni.

Una violenza inaudita, a maggior ragione da parte del padre, che permetteva inoltre ad altri uomini di abusare sessualmente di loro in cambio di droga. Una vicenda che mete i brividi, avvenuta a Minneapolis, in America.

Le due gemelle, oggi 22enni, hanno subito queste immani violenze da parte del padre da quando avevano 10 anni fino a quando ne hanno compiuti 20. Il tutto nell’assordante silenzio della madre, la quale, consapevole di quanto avveniva dentro la propria casa, non ha mai fatto nulla per salvare le figlie, trattate come schiave sessuali.

Un incubo finito solo nel 2017, quando una delle due ragazza è riuscita a fuggire e ha denunciato tutto alla polizia. Per l’uomo non c’è stato altro che il carcere. Appena pochi giorni fa il giudice della Contea di Hennepin Fred Karasov lo ha condannato a 30 anni di galera. Anche la moglie dell’uomo verrà condannata, perché si è già dichiarata colpevole per aver taciuto la vicenda.

La denuncia della ragazza violentata ha permesso di salvare dalle mani di quell’orco anche i bambini nati dalle violenze sessuali compiute verso una delle figlie. Non sono mancate le polemiche nei confronti dei servizi sociali, che avrebbero effettuati dei controlli nella casa, che si sarebbero però concluse sempre con un nulla di fatto.

“Speriamo che non esca mai di prigione – hanno raccontato le ragazze – Ha distrutto la nostra famiglia. Speriamo che passi il resto della sua vita incatenato nello stesso modo in cui aveva incatenato noi al letto e alla porta”.

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