Giorgia Meloni che paragona i migranti agli estranei non ha capito nulla di Game of Thrones (e non solo)

In un manifesto per le europee pubblicato su Facebook, la leader di Fratelli d'Italia cita Il Trono di Spade, paragonando i migranti agli Estranei che assediano Westeros. Ma quanto regge la metafora? L'opinione

Di Viola Stefanello
Pubblicato il 1 Mag. 2019 alle 15:05 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:52
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Immagine di copertina
Il post apparso sulla pagina di Giorgia Meloni

Attenzione: questo articolo contiene spoiler sulla stagione 8 di Game of Thrones.

The European elections are coming. Mentre milioni di persone seguono l’ultima, attesissima stagione di Game of Thrones, destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva per anni, i social media manager e i politici osservano – e prendono nota.

I precedenti

Già Donald Trump aveva usato l’estetica del Trono di Spade per annunciare nuove sanzioni nel novembre 2018, per affermare che “Il Muro sta arrivando” su Instagram e per festeggiare le conclusioni raggiunte dal famoso report di Robert Mueller che investigavano sul Russiagate, al punto che l’emittente statunitense HBO, che produce e trasmette Game of Thrones, aveva risposto in un tweet “Come si dice appropriazione indebita di marchio in Dothraki?”

“Anche se possiamo capire l’entusiasmo per Game of Thrones ora che è arrivata l’ultima stagione, preferiremmo comunque che la nostra proprietà intellettuale non fosse usata a scopi politici”, aveva aggiunto HBO in una nota di risposta al sito specializzato Engadget.

La velata ammonizione non ha però fermato gli ingranaggi della comunicazione politica. Così, a un paio di giorni dalla terza puntata della stagione finale della serie, in cui tantissimi degli eroi che gli spettatori hanno visto crescere e sparpagliarsi tra Westeros e Essos per sette stagioni si trovano, finalmente, a combattere insieme per difendere Grande Inverno dall’esercito di morti capitanato dagli Estranei, i meme che fanno riferimento al celebre “Not today” di Arya Stark si sono sprecati.


Se, tra gli account del partito PiùEuropa, ha cominciato a circolare una foto della leader Emma Bonino che guarda in lontananza, con un drago sullo sfondo e la scritta “Cosa rispondiamo ai sovranisti? NOT TODAY!” in primo piano, è un’altra la donna politica italiana che ha fatto più parlare di sé richiamando la serie tv.

giorgia meloni game of thrones
Il post apparso sulla pagina di Giorgia Meloni.

“Invasi da masse di estranei? NON OGGI! BLOCCO NAVALE SUBITO, DIFENDIAMO I CONFINI!”, è la frase che troneggia su un meme condiviso da Giorgia Meloni, presidente del partito sovranista Fratelli d’Italia.

Non è certo la prima volta che la leader di destra si presta alla cultura pop, mostrando il proprio lato più nerd ai suoi follower: come dimenticare, ad esempio, il suo video a cavallo del drago esposto alla fiera internazionale del fumetto di Roma?

Già allora, Meloni scriveva “Siamo pronti per la battaglia delle europee”. Ma, questa volta, il meme in cui paragona i migranti che starebbero attaccando i confini italiani agli Estranei contro i quali i difensori di Grande Inverno si sono misurati nel terzo episodio è un buco nell’acqua che ignora la storia raccontata dalla serie. Ecco perché.

1) Il blocco navale

Chiunque abbia seguito Game of Thrones anche distrattamente sa che a difendere i Sette Regni di Westeros c’è, da oltre ottomila anni, la Barriera. Una fortificazione colossale di ghiaccio, neve e pietra, che si estende dalla baia delle Foche a est al fiume Gola a ovest per un totale di 480km e 210 metri di altezza, secondo la leggenda la Barriera è stata costruita per proteggere i Sette Regni dall’Eterno Inverno ed è protetta da una non meglio precisata magia.

A difendere ulteriormente Westeros dall’Eterno Inverno e dagli antichi nemici che lo abitano – gli Estranei, capaci di resuscitare i morti – ma anche dai Bruti, i popoli liberi che vivono nelle foreste appena oltre la Barriera, stanno i Guardiani della Notte. Fin qui ci siamo? Bene.

Ora, degli Estranei lo spettatore (ma anche chi ha letto i libri di George R. R. Martin) sa poco. Ma una delle cose che sappiamo con certezza grazie agli episodi Hardhome e Beyond the wall – benché la cosa potesse già risultare evidente dal fatto che per ottomila anni gli Estranei non abbiano mai invaso Westeros aggirando agevolmente la Barriera via mare – è che non sanno nuotare, e che non hanno perfezionato metodi di trasporto acquatico.

La naturale conseguenza è che un “blocco navale subito!” come risposta agli “Estranei” è utile più o meno come la Barriera con un buco enorme in mezzo che troneggia all’inizio della sigla di Game of Thrones nell’ottava stagione.

2) Difendere i confini

Se, effettivamente, dai tempi della Battaglia dell’Alba che ha posto fine al periodo di terrore denominato la Lunga Notte ottomila anni prima degli eventi di Game of Thrones, l’Ordine dei Guardiani della Notte ha vegliato sul contintente occidentale contro gli attacchi provenienti dal nord della barriera, la retorica della “difesa dei confini” contro gli “Estranei” applicata alla storia raccontata dal Trono di Spade non regge.

Prima di tutto, fin dalla prima puntata, l’esistenza stessa degli Estranei è messa in ampia discussione – visti come figure vaghe, personaggi di quelle leggende che si raccontano per spaventare i bambini, gli Estranei agiscono indisturbati per intere stagioni anche grazie a questa ignoranza da parte di tutti, Guardiani della Notte in primis. Il “vero nemico” dal quale il Nord si vuole guardare sono invece i Bruti, i popoli liberi che di tanto in tanto riescono ad avventurarsi al sud della Barriera per compiere razzie.

Composti da migliaia di persone divise in vari clan e tribù, alcuni educati, altri selvaggi e ostili, i Bruti vengono dipinti da chi vive nei Sette Regni come primitivi, assassini, ladri e stupratori senza dei né legge. Al contrario, i Bruti – che si autodefiniscono “Popolo Libero” – disprezzano chi vive a sud della Barriera, chiamandoli “inginocchiati” che vivono passivamente la sudditanza a lord e re privi di libertà personale.

Nel periodo storico in cui si svolgono gli eventi raccontati da Game of Thrones, però, i Bruti sono riuniti sotto il controllo di un ex Guardiano della Notte, Mance Ryder, che vuole tenerli in salvo dagli Estranei spostando tutti verso sud, più vicino alla Barriera. È così che, nella seconda stagione, Jon Snow – indubbiamente uno degli eroi più amati della serie – si ritrova faccia a faccia con il Popolo Libero dopo essersi rifiutato di uccidere la guerriera Ygritte incontrata durante una spedizione a nord della Barriera. Scopre così che il piano dei Bruti è quello di scalare la Barriera per fuggire agli Estranei, invadendo Westeros.

Cresciuto all’interno di una cultura che vede nei Bruti il peggio della feccia della terra e consapevole di andare contro all’odio dei propri commilitoni, nella quinta stagione Jon Snow prende una delle decisioni che più lo qualificano come uno degli eroi della serie: decide di sotterrare un’ascia di guerra lunga migliaia di anni e accogliere i Bruti, concedendo loro delle terre a sud della Barriera.

Riconoscendo che i Bruti sono uomini che, esattamente come i Guardiani o gli abitanti dei Sette Regni, non meritano di essere lasciati alla mercé degli Estranei soltanto perché nati e cresciuti oltre la Barriera, Jon apre le porte a quelli che per una vita intera aveva visto come nemici. Con un atto di governance allora controverso che gli costa la vita, Jon apre le porte della Barriera ai Bruti e viene per questo assassinato da alcuni Guardiani della Notte, capitanati dall’odioso Alliser Throne. Verrà riportato in vita da Melisandre, ma questa è un’altra storia.

Ciò che importa è che la difesa dei confini che non guarda in faccia a nessuno non è, in Game of Thrones, una scelta vincente, né lodevole. È, piuttosto, dipinta come una scelta miope di fronte alla realtà delle condizioni oltre la Barriera. E, per inciso, tantissimi Bruti saranno poi in prima fila a difendere Grande Inverno.

3) Una lettura dubbia del significato recondito di Game of Thrones

In ultimo, l’interpretazione della storia raccontata da Game of Thrones abbracciata da Giorgia Meloni (non pensavo che avrei mai scritto una frase del genere in vita mia, ma eccoci qui) è miope davanti ai parallelismi che sono stati negli anni sottolineati da critici e studiosi.

Mettendo da parte il fatto che il meme della leader di Fratelli d’Italia non si fa problemi a qualificare i migranti come dei mostri letteralmente disumani e pericolosi da sconfiggere, le chiavi di lettura che, dal 2011, sono state proposte per accomunare la politica del nostro universo a quella del mondo ideato da George R. R. Martin abbondano – ma nessuna è mai arrivata a vedere negli Estranei i migranti prima d’ora. Anzi, come sottolineava un articolo di Esquire nel 2017, uno dei più grandi meriti della serie è il suo “impegno costante nel provare la convinzione che le rigide ideologie siano avventate”.

“Game of Thrones si basa sul fatto che i suoi intrecci politici non hanno un equivalente nel mondo reale, ma che il suo esame del potere, della leadership, della lealtà, della forza e addirittura del progresso può offrire agli spettatori una prospettiva preziosa”, continua.

Così, c’è chi ironicamente sottolinea che gli Estranei di Game of Thrones potrebbero rappresentare le nuove destre, a cui fa opposizione “un fronte di donne, ragazzine, gay, disabili, evirati, nani e ultimi in generale” e che “non a caso l’obiettivo principale degli Estranei è Bran, che rappresenta la memoria collettiva”.

In un’intervista al New York Times, lo stesso Martin propone il parallelismo tra la minaccia degli Estranei e quella del cambiamento climatico. Qualcun altro scrive che “Game of Thrones lascia quella sensazione di terapia preventiva contro la brutale casualità della politica moderna, con un contorno di mostri in CGI e tanto sesso”.

Quel che è certo, in ultima analisi, è che tra i tantissimi messaggi che si possono leggere in quella fantastica storia che è Il Trono di Spade, è molto, molto difficile trovare un appiglio che giustifichi una lettura sovranista del mondo. Ma eccoci qui. Come si dice appropriazione indebita di marchio in romanaccio?

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