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Google ha dedicato un doodle a Gino Bartali per i 104 anni dalla nascita

Immagine di copertina
Il campione Gino Bartali in sella alla sua bicicletta

Il 18 luglio di 104 anni fa nasceva il grande Gino Bartali, ciclista italiano considerato tra i migliori di sempre, famoso per aver vinto tre Giri d’Italia e due Tour de France tra gli anni Trenta e Cinquanta e per la sua storica rivalità con Fausto Coppi.

Anniversario che oggi, 18 luglio 2018, Google ha voluto ricordare con un doodle (l’immagine che troviamo sopra alla barra di ricerca).

Gino Bartali doodle google
Il doodle di Google dedicato a Bartali

La storia di Gino Bartali

Bartali nacque a Ponte a Ema, un paesino vicino Firenze, il 18 luglio 1914. Ancora prima di ottenere il suo primo contratto con una squadra professionistica di ciclismo, nel 1935 si iscrisse da indipendente alla Milano-Sanremo, una delle corse più famose del ciclismo italiano, dove da sconosciuto, senza una squadra ad aiutarlo e con un problema tecnico alla bicicletta, arrivò quarto.

Una grande prova che gli procurò un ingaggio da parte della Frejus. Corse il suo primo Giro d’Italia nel 1935– arrivò settimo – e nello stesso anno vinse i campionati italiani di ciclismo. L’anno dopo passò alla Legnano.

Nel 1936 Bartali vinse il suo primo Giro d’Italia. Nel 1937 il bis e la designazione di capitano della squadra italiana mandata al Tour de France. Una brutta caduta nella tappa da Grenoble a Briançon gli impedì però di vincere la corsa: lo fece l’anno seguente, nel 1938, a ventiquattro anni.

Al Giro d’Italia del 1940, a causa di una foratura e di una brutta caduta nella seconda tappa, Bartali si trovò quasi da subito fuori dai giochi.

Da pochi mesi, però, nella sua squadra correva anche un promettente ventenne di nome Fausto Coppi. Visto che era quello della squadra messo meglio in classifica, si decise di puntare su di lui. Coppi vinse così – con l’aiuto di Bartali, che corse da gregario – il suo primo Giro d’Italia: l’ultimo prima della sospensione a causa della seconda guerra mondiale.

Nel 1946 il Giro d’Italia tornò sulle strade italiane segnate dalla guerra. Evento a cui Bartali ci arrivò quasi 32 enne mentre Coppi – che nel frattempo era stato in un campo di prigionia durante la guerra e che poi era passato dalla Legnano alla Bianchi – era più giovane ed era considerato il favorito.

Senza arrivare primo nemmeno in una tappa, con grande abilità ed esperienza, però alla fine quel Giro lo vinse Bartali, che era probabilmente ancora il ciclista più famoso e amato in Italia.

Per una serie di coincidenze e ritiri, nel 1948, a quasi 34 anni, Bartali si trovò ad essere il capitano della squadra italiana invitata al Tour de France (al Tour le squadre di club presero definitivamente il posto delle nazionali dagli anni Settanta in poi).

Bartali non partì da favorito, anche perché il resto della squadra italiana non era composta da gente fortissima, ma con due grandi vittorie nelle tappe più difficili – di quelle che sono rimaste nella storia del ciclismo – riuscì a vincere il suo secondo Tour de France.

Una vittoria che contribuì a calmare gli italiani in subbuglio per l’attentato al segretario del Partito Comunista italiano Palmiro Togliatti di due settimane prima che portò il nostro Paese a un passo dalla rivoluzione.

Negli anni seguenti Bartali continuò a correre senza però ottenere particolari risultati. Nel 1954 il ritiro con una gara organizzata per l’occasione a Città di Castello, la città dove si era nascosto per qualche mese alla fine della guerra.

Bartali morì il 5 maggio del 2000. Sei anni più tardi, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi consegnò a sua moglie Adriana Bartali la medaglia d’oro al valor civile per il ruolo che Bartali aveva avuto durante la Seconda guerra mondiale nel salvare la vita a decine di ebrei italiani, trasportando foto e documenti da una città all’altra, nascosti nei tubi della sua bicicletta.

Nel 2013, per lo stesso motivo, fu dichiarato «Giusto tra le Nazioni», l’onorificenza conferita da Israele ai non ebrei che si sono distinti per salvare anche solo un ebreo durante l’olocausto.

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