“Carte di credito bloccate e giudice tutelare”: il racconto choc di Francesca Fioretti dopo la morte di Astori

L'attrice sbotta: "Io trattata come una vedova di serie B. Se fossimo stati sposati non mi avrebbero mancato di rispetto"

Di Beatrice Tomasini
Pubblicato il 20 Mar. 2019 alle 19:09 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:19
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Immagine di copertina
Il calciatore è morto il 4 marzo 2018

“Sono sicura che se fossi stata la moglie di Davide, in un Paese in cui le coppie di fatto sono trattate come abusive, le cose sarebbero andate diversamente e non mi avrebbero mancato di rispetto”. A poco più di un anno dalla morte del calciatore Davide Astori, morto per una fibrillazione ventricolare da cardiomiopatia aritmogena, Francesca Fioretti si confessa in una lunga intervista al settimanale “Vanity Fair“.

“Mi sono accadute cose kafkiane. A poche ore dalla sua morte, sono state bloccate le carte di credito in comune, con le quali sostenevamo le spese familiari, e ho scoperto che per i prossimi 15 anni sarei stata seguita da un giudice tutelare (….).  Ho sempre lavorato e guadagnato, ma penso ai tanti che si trovano nella mia situazione e ai quali non è riconosciuto alcun diritto. Se la mia storia dovesse servire veramente a qualcuno, spero aiuti a cambiare la legislazione. A non distinguere tra amori di serie A e di serie B”.

La showgirl e attrice napoletana, che il 21 marzo debutterà al Teatro Delfino di Milano con lo spettacolo “Lungs”, a chi le chiede come continua la sua vita senza il compagno morto durante una trasferta di calcio a Udine risponde così: “Per me è  il 4 marzo ogni giorno. Quattro marzo quando mangio, 4 marzo quando vado a dormire, 4 marzo quando compro un biglietto di treno, organizzo un viaggio e penso che accanto a me Davide non ci sarà più”.

A “Vanity Fair” la 34enne che ha avuto una figlia con l’ex Capitano della Fiorentina, Vittoria, ha spiegato che “ognuno attraversa il dolore a modo proprio. All’inizio avevo paura di tutto. Per molti mesi non ho acceso la tv né ho dormito nella nostra stanza. Mi facevo accompagnare in bagno per lavarmi i denti, temevo di non essere più in grado di gestire mia figlia, ero terrorizzata dall’idea di volerle meno bene. Mi ha aiutato una psicologa infantile.

Ci sono andata subito, il giorno dopo la morte di Davide. Ero in confusione totale. Lei mi ha aiutato a capire che il 4 marzo era finita un’intera esistenza, e che avrei dovuto cominciarne una completamente nuova. Ho poco più di 30 anni (34 in questi giorni, ndr) e, anche se a volte penso che innamorarsi di nuovo sia impossibile, mi auguro ancora di scoprire posti nuovi, ridere, uscire a cena con gli amici”.

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