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La madre siciliana simbolo di apertura al diverso: il murale di Guido van Helten a Ragusa

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 23 Gen. 2019 alle 19:51 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:35
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Immagine di copertina

Passaggio tra sguardi e aperture, incrocio d’orizzonti dentro un’immagine che non ha tempo, scolpita sul cemento con la vernice, densa come la pietra, leggera come l’aria, antica e universale quanto l’istinto materno. C’è un dono d’amore al centro di “A sicilian mother”, l’opera murale che Guido van Helten ha realizzato per il quarantennale dell’Avis di Ragusa in collaborazione con FestiWall, il Festival di arte pubblica che quest’anno giunge alla sua quinta e ultima edizione in città.

C’è una mamma che allatta il figlio, ma anche una donna, la stessa, che osserva e abbraccia una bimba di origini lontane: un gesto intimo e privato che diventa condiviso, e una volta liberato sul prospetto di un palazzo, nello spazio urbano, entra in una dimensione sociale e popolare, come simbolo laico di generosità e disponibilità verso l’altro, lo sconosciuto, il forestiero.

Così, nella visione dell’artista australiano, tra i massimi esponenti della street art figurativa mondiale, prende forma il ritratto collettivo di una storia lunga 40 anni, scritta da tantissime persone, da un numero così alto di donazioni e donatori – molti dei quali stranieri – che non ha eguali tra le città italiane ed europee. Per FestiWall, che con quest’opera apre l’edizione 2019, “un passaggio sentito e doveroso”, sottolinea il direttore artistico, Vincenzo Cascone, “tanto più oggi, nell’epoca dei muri (quelli politici) e dei respingimenti, tra paure e individualismi esasperati che rischiano di frantumare la solidarietà intesa come valore senza confini”.

Ma sullo sfondo di “Una madre siciliana” il dono si muove anche verso altre direzioni, attraverso binari trasversali: nell’incontro fra correnti d’arte e nello scambio fra l’artista e la cittadinanza.

Prima di comporre il murale, spiega van Helten, “ho ripercorso l’iconografia classica, antica e moderna, partendo dalle radici culturali che si intrecciano con la storia dell’Isola, in particolare con l’area iblea. Mi sono lasciato ispirare dalla “Dea Hybla”, la statua in calcare della “Dea Madre” in trono che allatta due gemelli risalente al VI scolo a.C, esposta al museo Paolo Orsi di Siracusa. Poi ho studiato le sculture dei grandi maestri che hanno affrontato il tema della carità, e ho trasportato spunti e suggestioni sulla grande tradizione degli scalpellini iblei, visitando gli splendidi palazzi barocchi di Ragusa Ibla, le statue del cimitero monumentale e il museo Archeologico di Ragusa”.

È soprattutto la materia scultorea, dunque, a guidare la ricerca di van Helten sul tema della generosità, ad accompagnare i suoi pennelli fino a emergere dal muro, incisa con il colore su un palazzo di sei piani. E anche stavolta, l’incontro fra il ritratto e il cemento diventa un gioco dinamico che coinvolge e riscrive le forme dell’edificio: cifra stilistica dei lavori realizzati dall’artista in mezzo mondo, in contesti urbani e industriali, il più delle volte su architetture apparentemente impossibili da “rigenerare”. Sull’altro binario resta invece uno scambio che van Helten rinnova dopo “L’attesa”, il murale realizzato in occasione di FestiWall 2017 sul doppio prospetto del Liceo Classico di Ragusa, proprio vicino alla sede dell’Avis.

È un dono reciproco, fra l’autore e la città, fra la sensibilità del primo e l’apertura all’ascolto della seconda, sulla stessa lunghezza d’onda del Festival, che da 2015, ricorda Cascone, “ha iniziato un dialogo con il tessuto cittadino, utilizzando i muri e l’arte come connettore sociale. Un percorso attraverso il quale, grazie alla collocazione dei murales in determinate aree, è stato possibile sviscerare la storia di alcuni quartieri, analizzando di volta in volta le loro criticità e la loro identità”. L’ultima pennellata murale è arrivata all’altezza del sesto piano del palazzo di via Giordano Bruno, a pochi metri dall’Avis.

L’inaugurazione di “A sicilian mother” è per il 23 gennaio alla sede dell’associazione, in via Vittorio Emanuele Orlando 1. Per l’occasione saranno presenti il Sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì, il presidente dell’Associazione, Paolo Roccuzzo, insieme a Guido van Helten e Vincenzo Cascone.

Il punto più suggestivo per ammirare l’opera, visibile anche di notte grazie ai corpi luminosi che saranno fissati alla base dell’edifico, sarà offerto da una prospettiva esterna al contesto urbano: la vallata iblea, lungo la strada che da via Risorgimento porta all’antico borgo.

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