I volti di chi lavora di notte a Londra

Il fotografo italiano Marco Sconocchia ha ritratto le persone, in larga parte immigrati, che non conoscono orari lavorativi e mandano avanti una città come Londra

Di TPI
Pubblicato il 2 Mag. 2016 alle 13:10
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Londra, la multiculturale capitale del Regno Unito, ha un
incremento costante di immigrati da ogni parte del mondo.

Mentre in questi giorni nel paese si discute del referendum del
23 giugno sulla Brexit (ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea),
il premier David Cameron promette di mettere un freno all’immigrazione europea
ed extraeuropea nel Regno Unito, e la ministra degli Interni Theresa May chiede
a gran voce lo stop dell’immigrazione europea nel Regno Unito.

In particolare, si contesta il fatto di dare agli immigrati
gli stessi diritti dei cittadini britannici: sanità e scuola gratuita oltre a benefit
per le famiglie.

L’Italia si posiziona al numero 4 per numero di emigranti
nel Regno Unito, totalizzando il 3,6 per cento del totale degli immigrati, con
57.600 nuovi immigrati nel solo 2014-2015.

Questo incremento generale dell’immigrazione verso la Gran Bretagna ha
riaperto dispute mai del tutto sopite, facendo anche la fortuna dei
conservatori inglesi, che da sempre hanno puntato su questo tasto dolente in
cerca di voti, seguendo un trend europeo a cui hanno partecipato populisti, destre
moderate e non, nazionalisti e addirittura neofascisti e neonazisti.

È innegabile che a Londra in particolare la quantità di
persone in cerca di un impiego siano al limite dell’offerta, ma è pur vero che
molti degli immigrati che arrivano sperando di assaporare il “sogno britannico”,
non avendo delle specializzazioni o dei titoli di studio utili alla “causa
britannica” si ritrovino a lavorare in condizioni disastrose, sottopagati, sfruttati
e invisibili, con un livello di inglese che in alcuni casi non permette un
salto di posizione lavorativa e un conseguente miglioramento del tenore di
vita.

E mentre i jobs center
di tutta la nazione sono affollati di richieste di cittadini locali che chiedono
“un lavoro da britannici”, gli immigrati – in alcuni casi laureati e
scolarizzati – accettano i lavori che i figli del Regno Unito non vogliono fare.

È soprattutto grazie agli immigrati di tutto il mondo se
Londra e le grandi città inglesi possono permettersi di dare servizi di ottimo
livello 24 ore su 24, dagli autisti dei bus notturni ai delivery, dai ristoranti aperti a ogni ora del giorno ai lavoratori
della metropolitana, dai negozi di alimentari pakistani che non chiudono mai ai
tassisti senza i quali Londra sarebbe bloccata.

Il fotografo italiano Marco Sconocchia ha voluto incontrare
queste persone per realizzare un progetto su di loro intitolato 24 Hours Working People, dedicato
appunto a chi non conosce orari lavorativi classici ma può essere incontrato a
qualsiasi ora a svolgere le mansioni che permettono a una città come Londra di
non dormire mai.

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