“Da 24 ore mi hanno iniettato il vaccino contro il Coronavirus”: parla il primo volontario

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 25 Apr. 2020 alle 15:52
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“Lavoro per l’università di Oxford, sono un ricercatore nel campo della medicina oncologica. Mi hanno somministrato il vaccino 24 ore fa”. Una testimonianza esclusiva quella raccolta dal Corriere della Sera che ha intervistato il primo uomo ad essersi sottoposto volontariamente al vaccino contro il Coronavirus. Il suo nome è Edward O’Neill e sta provando sulla sua pelle gli effetti del vaccino sperimentale messo a punto dal team del “Jenner Institute” dell’università di Oxford e chiamato Chadox1 nCoV-19.

“Sono sottoposto a un controllo regolare del sangue, per vedere come il mio sistema immunitario risponde al vaccino e inoltre devo misurare regolarmente la temperatura per assicurare che non stia sviluppando nessun sintomo e nessun effetto collaterale. Sono sicuro che abbiamo buone possibilità di avere un buon vaccino contro il Coronavirus. È una malattia davvero terribile, quindi più che essere preoccupato del vaccino, sono molto più preoccupato del Virus”, racconta l’uomo.

A Edward O’Neill hanno iniettato il Chadox1 nCoV-19, un composto costituito da un virus (Chadox1), che è una versione indebolita di un virus del raffreddore comune (adenovirus) che provoca infezioni negli scimpanzé, dopodiché è stato geneticamente modificato inserendo un frammento di dna che è quello che consente al Covid-19 di essere così letale

Dalla risposta del suo corpo e quello di altri 500 volontari si capirà la sicurezza dell’antidoto e la sua capacità di generare buone risposte immunitarie contro il virus. Edward, come gli altri partecipanti allo studio, non sa (e non lo saprà fino alla fine del progetto) se ha ricevuto il vaccino Chadox1 nCoV-19 o un altro virus.

Sono quasi 80 le linee di sviluppo di un vaccino contro Sars Cov 2 in tutto il mondo. Anche in Italia si lavora per questo e come ripetono gli esperti i tempi che la ricerca richiede perché il composto sia efficace e sicuro sono molto lunghi. Ma il numero di contagi e di morti in Italia e nel mondo impone un’accelerazione per arrivare ai test clinici sull’uomo già in estate e, potenzialmente, alla produzione su larga scala in autunno. È questo l’obiettivo del neonato consorzio europeo.

Per raggiungere l’obiettivo di “uno sviluppo efficiente e ultra-rapido del vaccino”, le tre aziende biotech hanno quindi deciso di unire le forze, mettendo insieme le competenze di ReiThera nella generazione e lo sviluppo di vaccini basati su vettori di adenovirus, quella di Leukocare nella formulazione di vaccini basati su vettori virali al fine di garantirne la stabilità a lungo termine, e di Univercells nella manifattura su larga scala di vettori virali utilizzando tecnologie innovative. In parallelo allo sviluppo clinico, il consorzio intende sviluppare una formulazione del vaccino che permetta di stabilizzarlo per lunghi periodi e ne faciliti quindi la distribuzione; intende inoltre mettere a punto una tecnologia di produzione innovativa per consentire alla produzione di passare in tempi rapidi da decine di migliaia ai milioni di dosi. I virus mutano e anche se Sars Cov 2 appare abbastanza stabile non si sa come potrà evolvere.

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