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L’Onu denuncia: “Rischiamo 2.000 nuove infezioni al giorno da HIV in tutto il mondo per i tagli di Trump e Musk all’USAID”

Immagine di copertina
Credit: UNAIDS

Washington ha rescisso l'accordo con il programma delle Nazioni Unite per la lotta all'HIV e all'AIDS. Per la direttrice Winnie Byanyima, questo potrebbe provocare 8,7 milioni di nuovi contagi e 6,3 milioni di morti correlate all'AIDS nei prossimi quattro anni

Ogni giorno nel mondo potrebbero verificarsi oltre duemila nuove infezioni da HIV a causa dei tagli decisi dall’amministrazione degli Stati Uniti del presidente Donald Trump e dal suo alleato Elon Musk all’Agenzia federale per lo sviluppo internazionale (USAID). La denuncia arriva direttamente dal programma delle Nazioni Unite per la lotta all’HIV e all’AIDS (UNAIDS).

“Se gli aiuti degli Stati Uniti non saranno ripristinati e non saranno sostituiti da altri finanziamenti – e non abbiamo sentito di altri governi che si siano impegnati a colmare il divario – nei prossimi quattro anni registreremo altri 6,3 milioni di decessi correlati all’AIDS”, ha spiegato oggi in conferenza stampa a Ginevra la direttrice esecutiva dell’UNAIDS, Winnie Byanyima, secondo cui l’interruzione dei relativi programmi di prevenzione rischia di produrre nello stesso periodo altri 8,7 milioni di nuovi contagi.

“L’impatto dei tagli ai finanziamenti degli Stati Uniti e dell’interruzione dei servizi di analisi e prevenzione dell’HIV è allarmante”, ha aggiunto la diplomatica ugandese. “Attraverso il PEPFAR (il piano di emergenza Usa per gli aiuti nella lotta all’AIDS istituito nel 2003 dal presidente George W. Bush, ndr) e in partnership con governi, aziende e comunità locali, gli Stati Uniti hanno l’opportunità di sconfiggere l’AIDS entro il 2030, raggiungendo gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.

Secondo Byanyima, l’improvviso blocco dei finanziamenti e il ritiro degli aiuti esteri da parte degli Stati Uniti mette a rischio milioni di vite, il che permetterebbe alla pandemia di ripresentarsi in tutto il mondo. “Se i finanziamenti non saranno ripristinati, il mondo rischia che la pandemia di AIDS risorga a livello globale, mettendo a repentaglio i progressi nella cura e nella prevenzione dell’HIV registrati negli ultimi 25 anni”, ha aggiunto la direttrice del programma UNAIDS. “Chiediamo con urgenza una riconsiderazione e un ripristino urgente di questi servizi salvavita!”.

Il 20 gennaio scorso, nel giorno del suo secondo insediamento alla Casa bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo intitolato “Rivalutazione e riallineamento degli aiuti esteri degli Stati Uniti”, che ha disposto il congelamento dei fondi dell’USAID in attesa di un procedimento di revisione delle forme di assistenza internazionale per garantire l’allineamento delle erogazioni con la nuova politica estera di Washington. In quanto beneficiario di queste risorse, l’UNAIDS ha subito rispettato l’ordine esecutivo e sospeso i contratti e le attività finanziate con tali aiuti. Il 27 febbraio poi, il programma delle Nazioni Unite per l’HIV e l’AIDS ha ricevuto una comunicazione dall’agenzia federale statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), in cui si comunicava la risoluzione immediata dell’accordo con l’UNAIDS. Questi tagli si inseriscono nella campagna di riduzione della spesa pubblica statunitense affidata dal presidente Trump al nuovo Department of Government Efficiency (Doge) guidato da Elon Musk.

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