Vietato criticare l’Ice: l’amministrazione Usa del presidente Donald Trump dà la caccia agli attivisti online. E Big Tech collabora
Il dipartimento per la Sicurezza Nazionale Usa ha emesso centinaia di mandati amministrativi nei confronti dei colossi tecnologici per identificare chi contesta l’agenzia anti-immigrazione sui social. Tutto senza passare dalla magistratura. E le piattaforme hanno cominciato a collaborare
Pubblicare su Reddit la posizione degli agenti dell’Immigration & Customs Enforcement (Ice), contestare su Instagram o Facebook le deportazioni di migranti irregolari o criticare su YouTube i metodi violenti usati dall’Ice contro i manifestanti. Nessuna di queste attività è illegale negli Stati Uniti, eppure l’amministrazione del presidente Donald Trump ha chiesto ai colossi tecnologici di fornire informazioni al dipartimento per la Sicurezza Interna al fine di identificarne gli autori.
Il Department of Homeland Security, come rivelato dal New York Times, ha emesso centinaia di mandati amministrativi nei confronti di Meta, Google e Reddit per ottenere i dati degli utenti che hanno pubblicato contenuti critici contro l’agenzia federale anti-immigrazione Ice. Da parte loro, le piattaforme hanno cominciato a collaborare.
Senza processo
Tecnicamente il dipartimento per la Sicurezza Interna, guidato da Kristi Noem e che supervisiona le attività di agenzie come l’Ice, la Customs and Border Protection (Cbp) e la Border Patrol (Usbp), ha fatto ricorso allo strumento della “administrative subpoena”, letteralmente “mandato di comparizione amministrativo”, un provvedimento che non richiede l’autorizzazione né di un giudice né di una giuria popolare.
Nato per far fronte a situazioni d’emergenza come sequestri di minori, casi urgenti di terrorismo e traffico di esseri umani, questo strumento permette alle agenzie emittenti di presentare richiesta formale di documenti, dati o testimonianze, senza dover dimostrare che sia stato commesso alcun reato. In questo caso però l’amministrazione Usa intende sfruttare il mandato amministrativo non per fronteggiare un crimine ma per reprimere una forma di monitoraggio civico, teoricamente protetta dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
La repressione violenta delle proteste anti-Ice in Minnesota, costata la vita ai cittadini statunitensi Renee Good e Alex Pretti, ha creato non pochi problemi all’amministrazione Trump, che ha dovuto fronteggiare la nascita di gruppi di “osservatori” delle attività dell’agenzia in tutti gli Stati Uniti, dove migliaia di genitori, insegnanti, membri di organizzazioni religiose e civili si sono preparati con veri e propri corsi di formazione per capire come intervenire legalmente quando assistono all’arresto di un presunto immigrato irregolare.
Molti gruppi si sono organizzati in vari Stati per documentare le azioni degli agenti federali e avvisare i vicini della loro presenza. Immigrati, attivisti e residenti hanno creato apposite “hotline”, sia telefoniche che social e un sistema di verifica che monitora gli spostamenti delle pattuglie nelle proprie comunità. Portali come ICE Activity Tracker, ICE Raid and Deportation Tracker e Iceout raccolgono poi le segnalazioni che possono essere condivise sulle app di messaggistica e via social. Così gli organizzatori delle manifestazioni anti-Ice hanno potuto trasformare ogni raid in una nuova occasione di protesta, un incubo per l’amministrazione Usa, che ora corre ai ripari.
La collaborazione delle Big Tech
Google, Meta e Reddit hanno confermato di aver ricevuto le richieste e di averle, almeno in parte, soddisfatte. Google ha fatto sapere di aver avvisato gli utenti coinvolti, dando loro circa due settimane per impugnare in tribunale il provvedimento prima di consegnare i dati. Un gesto non banale, ma che non cambia la sostanza: i dati, alla fine, sarebbero stati consegnati al dipartimento per la Sicurezza Nazionale.
Ma non finisce qui. Anche Amazon infatti è finita nel mirino perché la sua divisione Ring avrebbe permesso di condividere filmati con reti di IA collegate alla polizia federale, facilitando la sorveglianza di massa. Il servizio di campanelli intelligenti con videocamera del gruppo di Jeff Bezos ha infatti avviato una collaborazione con Flock, una rete di sorveglianza basata sull’intelligenza artificiale che condivide i dati con le forze dell’ordine, inclusa l’Ice. In pratica, le telecamere installate sulle porte di milioni di case statunitensi sono diventate parte di un sistema di monitoraggio al servizio dell’amministrazione Usa.
“Resist and Unsubscribe”
La risposta degli utenti però non si è fatta attendere. Un gruppo di attivisti ha lanciato online la campagna “Resist and Unsubscribe”: un mese di boicottaggio contro dieci colossi di Big Tech accusati di collaborare con l’amministrazione Trump. Nell’elenco figurano non solo Amazon, Google e Meta ma anche Apple, Microsoft, Netflix, OpenAI, Paramount+, Uber e X. Inoltre la campagna prende di mira aziende di altri settori come AT&T, Comcast, Charter Communications, Dell, FedEx, Lowe’s, Marriott e Ups.
“Gli americani si sentono impotenti di fronte all’attacco dell’amministrazione Trump ai valori della nostra nazione. Elogiato dagli amministratori delegati delle aziende del settore tecnologico, circondato da adulatori e arricchito dal suo ritorno alla Casa bianca, il presidente continua la sua marcia senza freni. Ma gli americani possiedono un’arma potente, seppur nascosta in bella vista”, ha scritto Scott Galloway, tra i promotori dell’iniziativa. “Innanzitutto, dobbiamo riconoscere che il presidente non si lascia turbare dall’indignazione dei cittadini, dai tribunali o dai media. Reagisce a una sola cosa: il mercato. L’arma più potente per resistere è un boicottaggio economico nazionale mirato, della durata di un mese – una campagna coordinata che attacchi le aziende tecnologiche e le imprese che sostengono l’Ice – per infliggere il massimo danno con il minimo impatto sui consumatori. In sintesi, la via più breve per il cambiamento senza danneggiare i consumatori è un boicottaggio economico mirato contro le aziende leader del mercato che sostengono il nostro presidente”.
La libertà in gioco
Al di là dei numeri e delle imprese coinvolte, la questione va ben oltre l’immigrazione o le politiche del presidente Donald Trump ma riguarda il rapporto tra Stato, tecnologia e libertà di parola. Un governo che comincia a identificare gli utenti di post critici con un’agenzia federale — senza passare da un giudice e senza alcuna prova che sia stato commesso un reato — qualcosa si rompe.
Già a dicembre, il dipartimento per la Giustizia Usa, guidato dalla Procuratrice generale Pam Bondi, aveva divulgato un memorandum a tutti i procuratori federali, chiedendo loro di indagare su e identificare chi professa “idee estreme a favore dell’immigrazione di massa e delle frontiere aperte”. Nello specifico, il documento definisce una serie di attività legate al “terrorismo interno”, tra cui il “doxing” (la pratica di cercare e diffondere pubblicamente online informazioni personali e private) e il presunto “ostacolo” alle attività anti-immigrazione delle forze dell’ordine. Tra le attività da reprimere, le note del documento fanno riferimento alle richieste arrivate agli agenti dell’Ice di fornire i propri nomi e di operare a volto scoperto. In generale, secondo la circolare emessa dall’ufficio della Procura generale Usa, tutti gli individui che effettuano donazioni a organizzazioni che “ostacolano” o “doxano” le forze dell’ordine finiranno sotto indagine e potranno essere considerati responsabili di sostegno al “terrorismo interno”. Una politica ripresa dal dipartimento per la Sicurezza Interna, che ora comincia a richiedere alle piattaforme di identificare gli utenti critici nei confronti delle proprie attività anti-immigrazione irregolare.
Non serve più allora vietare formalmente il dissenso ma basta far sapere alle persone che rischiano di essere identificate. Il risultato potrebbe essere lo stesso: i cittadini che smettono di intervenire per paura. Così alla repressione fisica nelle strade si affianca quella digitale, fatta di database, algoritmi e provvedimenti amministrativi. Meno visibile, forse. Ma non per questo meno efficace.